Home Improvement For Modern homes

 

Home stylistic layouts represents the control of homes with most recent and present day style makes your inhabitant space progressively alluring and agreeable in this way, there are numerous thing which is utilized to makes your home look like past your creative mind. It is utilized generally homes things likes furniture, kitchens, closets, television drove unit, dividers and so on.

 

Home frill utilized for home stylistic themes in present day times

 

Home extras are those which otherwise called measured item which can be effectively move starting with one spot then onto the next spot with no harm to that item so now daily a large portion of home style item are convenient and secluded and each draftsman and manufacturer wants to utilize that particular item this is the reason I notice beneath.

 

For what reason to Choose the Modular Product for Décor

 

  • It is anything but difficult to arrangement to wherever

 

  • It not sets aside more effort for the foundation.

 

  • The nature of measured item is greatly improved than any material

 

Insides Design and Decor

 

Inside planning is the best approach to make your space much agreeable and lovely view and this all thing is done to make outsides view look like paradise place. In outsides look all home , nursery goes under this classification so it ought to be look great to have a best outside view.

 

What Interiors Designer Do Before Setting your Space

 

At the point when any insides visit your site or area they inspect your place how introductory your place look likes and after that what probability transforms they do with measured kitchen in delhi , furniture , couch , dividers , television drove unit by analyze that all these real things the planner makes a 2D and 3D drawing by its very own style in the wake of finishing every one of that things the creator incline toward that all activity for that space that he need to makes stylistic theme in this way, that everything work before stylistic layout your space with any expert fashioners.

 

What is Modular Kitchen

Modular kitchen  is sort of compact kitchen which can be structure in many style which makes your particular kitchen delhi space progressively alluring look in this way, there are numerous plans and surface for enhancing your measured kitchen with most recent look.

Diverse Kitchen styles and surface

 

  • L molded

 

  • U molded

 

  • Parallel molded

 

  • Island molded

 

What is secluded Furniture

 

Particular furniture is fundamentally the same as secluded kitchen yet it has a wide range of style for furniture and in that cutting edge time there are numerous kinds of furniture item in market

 

It is plant made item having a superior completion than any common item so everybody should liked to utilize that .

 

https://globemodularinteriors.com/

 

Particular Wardrobe

 

Particular Wardrobe fundamentally otherwise called almira in Indian language however measured closet is said in light of the fact that it is versatile and can undoubtedly be improved and re-change it with your very own style and in secluded closet no needle is utilized for assembling reason so’s the reason it named as measured.

Ora ti leggo qualcosa…

Che bellezza!! Un libro è oggetto misterioso e prezioso, che apre finestre su mondi fantasiosi, arricchisce il lessico attraverso le parole, costruisce nuove e originali connessioni del pensiero attraverso le immagini…se destinato ai bambini, e i piccoli non vengono lasciati soli a gustarne la complessità, costringe gli adulti a misurarsi con linguaggi perduti o mai conosciuti, e apre ad entrambi l’accesso a dimensioni straordinarie della percezione delle cose. L’offerta editoriale non manca ed è estremamente variegata, però certamente alcuni libri si distinguono per la qualità del testo e/o delle immagini, il che li rende capaci di diventare vero e proprio strumento educativo, fornendo non di rado all’adulto la possibilità di guardarsi dentro, e di trascorrere con il bambino momenti di grande intimità, divertimento, stimolo, condivisione di pensieri profondi e scoperta delle emozioni e dei sentimenti. Ben presto in un bimbo si affaccia la curiosità su come siamo arrivati in questo mondo, che significato ha ciò che ci circonda, e allora ci sentiamo un po’ disarmati, mancano le parole e non riusciamo sempre a organizzare i pensieri in forma comprensibile e adeguata per rispondere al bisogno di risposte e di conoscenza dei piccoli…E cosa c’è di più importante da trasmettere a un cucciolo d’uomo che si affaccia alla complessità della vita, se non il mistero della vita stessa, che perciò va amata e vissuta con intensità e pienezza? In questo difficile compito, un librino ci può aiutare enormemente!!

“PRIMA DI ME”, di Luisa Mattia con illustrazioni di Mook, Topipittori Editore, è uno di questi.

“Prima di me non c’era niente. E invece no. Prima di me c’erano tutti”. Attraverso la voce nitida di un bambino, Luisa Mattia ci conduce ad ascoltare il suono di una vita al suo esordio. Un rincorrersi di scoperte, intuizioni, estasi, domande di fronte alla grandezza del Creato. Un cosmo in movimento che si dispiega davanti alla nuova creatura insegnandole a essere, a pensarsi parte di esso, fatta delle sue materie: acqua, vento, luce, tempeste, fuochi. Fino a alla più misteriosa di esse, la parola. Una prova d’autore accompagnata dalle immagini astratte, ludiche, forti e festose di Mook: ovvero Francesca Crisafulli e Carlo Nannetti: artisti, scultori, incisori e designer multiformi.
Sempre di Topipittori, altro bell’esempio di poesia profonda è
“QUANDO SONO NATO”, di Isabel Minhos Martins e Madalena Matoso:

“Il rosso di una ciliegia. Il canto delle onde. L’odore del caffelatte. La bellezza di una montagna. Ogni cosa per un bambino appena nato è un universo che si spalanca con immediatezza, forza, bellezza. E’ attraverso questo incredibile viaggio che compie ogni bambino nei primissimi anni della sua vita, che ci conduce Quando sono nato. Un percorso guidato dai cinque sensi, aperti e vigili nel captare il segreto e la profondità di ogni cosa. Complice, una viva e inesauribile curiosità verso la varietà caledidoscopica delle forme viventi, un sentimento di incanto e di stupore per la mutevolezza dei fenomeni naturali e delle relazioni umane. Un libro che celebra con rispetto e poesia il diritto dei bambini alla gioia della scoperta e alla libertà dell’esperienza“.

“ZAGAZOO”, scritto e illustrato da Quentin Blake, Camelozampa Editore, è un altro…

 
Una storia spiritosa e commovente sull’arrivo di un bambino, la crescita, la vita. Da quando il postino ha portato uno strano pacchetto, la vita di George e Bella è stravolta! Dentro c’è Zagazoo, un’adorabile creaturina rosa. Che un giorno, però, si trasforma in un avvoltoio urlante. Poi in un elefante che rovescia ogni cosa. A volte diventa un cinghiale, altre un drago sputafuoco o un pipistrello. E alla fine, una creatura coperta di peli che non smette più di crescere! Ma un giorno…”
Premio Andersen e molto apprezzato dalla critica!
“Blake cattura alla perfezione la gioia di mettere al mondo un bambino, la fatica di prepararlo per entrarci e la soddisfazione di vedere che lo fa” (New York Times)

“Selvaggiamente divertente, uno sguardo alle sette età del bambino” (The Guardian)

Ancora? Dài, ancora uno…
Un’opera piena d’amore e di tenerezza che parla in modo delicato della nascita e della paternità. La citazione di Serge Gainsbourg, “Ma chi esiste senza amore?” ci introduce perfettamente al tema dell’album e porta il messaggio di un bambino divenuto papà che si rivolge a suo figlio per spiegargli la sua nascita. Una struttura poetica e musicale dove illustrazioni e testo si uniscono per raccontare a due voci con sobrietà e delicatezza una storia, la nostra storia”…
Buona letturaaaaa!!!! 

Quando un bambino si ammala

Prima o poi succede, fa parte della vita: la malattia sopraggiunge, generalmente sotto forma di un raffreddorino, una diarreuzza, febbriciattola e sintomi correlati come irrequietezza, rifiuto del cibo, richiesta di contatto e rassicurazione. Un bimbo sperimenta abbastanza presto la condizione in cui il suo corpo reagisce all’aggressione da parte di microbi provenienti dall’ambiente esterno, specie quando viene inserito in contesti collettivi (nido, scuola materna). E’ giusto così, perchè il suo sistema immunitario, che si attiva fin dalla nascita, ha bisogno di fortificarsi proprio attraverso il progressivo contatto con elementi diversi da quelli familiari, domestici. Ma quando accade per la prima volta spaventa un pò, mette inquietudine e fa scattare il desiderio di porre fine al più presto al disagio che il piccolo esprime in maniera evidente. La febbre, ovvero l’aumento della temperatura corporea, è il sintomo che crea maggior apprensione: conoscere il meccanismo che lo produce può rassicurare e permettere di affrontare meglio la situazione. Esso è legato a una reazione innescata da sostanze chimiche prodotte nel corso di uno stato infiammatorio, che vanno ad alterare temporaneamente il sistema naturale di regolazione della temperatura corporea.  La febbre va considerata parte dei meccanismi di difesa dell’organismo, in quanto ostacola la replicazione dei microrganismi infettanti, quindi non è buona cosa contrastarla fin dal suo insorgere, ma occorre lasciare al corpo del bambino il tempo di reagire, ricorrendo agli antipiretici (paracetamolo) solo se il piccolo è molto alterato e insofferente, o per ridurre i sintomi generali eventualmente associati, quando è in grado di descriverli, come cefalea, dolore muscolare o osseo, o in presenza di indicazioni specifiche, e sempre meglio sotto controllo medico. Se rifiuta il cibo, niente paura: in quella fase l’organismo ha bisogno di non sovraccaricarsi con altre funzioni (come la digestione), per concentrarsi sul superamento della crisi. Molta idratazione, tanta nanna, niente coperte e piumini pesanti, ambiente fresco, ogni tanto la vecchia borsa di ghiaccio coperta da un asciugamano e accostata alla testa, tantissssime coccole, tanta pazienza e…si guarisce!!

ps. e gli antibiotici SOLO se servono, ma questo lo stabilisce il pediatra…

Per approfondire:

http://www.uppa.it/rubriche/medicina/febbre-influenza-malattie-infettive/febbre-febbrina-febbretta-febbrone

 

 

 

 

Ostetrica superwoman!

Sembra sia una donna come tante, che si dedica a una professione affascinante e faticosa, invece…

Sorano di Efeso, medico greco del II secolo, ci ha lasciato un trattato di ginecologia, il Gynaikèia, tradotto in latino nel VI secolo, che fu il principale testo di riferimento su questa branca della medicina per tutto il medioevo! Al suo interno si trova una dettagliata descrizione dei requisiti che deve possedere una “buona ostetrica”:

“Il soggetto adatto a divenire ostetrica ha un’istruzione di base, un certo grado di intelligenza, memoria, amore al lavoro, discrezione; deve avere, in generale, una sensibilità viva, membra ben proporzionate, robustezza. Alcuni autori richiedono dita lunghe e affusolate, e unghie rasate. L’istruzione le permette di acquisire la sua arte anche attraverso la teoria; la vivacità di ingegno le permette di recepire con facilità ciò che si dice e ciò che accade; la memoria le serve per padroneggiare le conoscenze trasmesse, poiché conoscere è ricordare ciò che si è appreso; la passione per il lavoro le conferisce la resistenza a fronteggiare gli imprevisti.

Colei che vuole acquisire una tale somma di conoscenze deve avere la resistenza di un uomo. La discrezione è di regola, in quanto le famiglie si fidano dell’ostetrica, ella ha accesso ai loro segreti, e le loro presunte conoscenze mediche danno alle meno serie la possibilità di tramare azioni disoneste.

L’ostetrica deve avere anche dei sensi acuti perché deve percepire alcuni particolari con la vista, altri dalle risposte alle domande poste, altri ancora grazie al tatto. Le membra ben proporzionate consentono di superare ogni difficoltà nell’esercizio del suo compito; il vigore è richiesto perché i suoi faticosi servizi le impongono un lavoro doppio. Deve avere infine dita sottili e unghie lunghe e rasate per poter toccare con il minor rischio possibile di lesioni e infiammazioni profonde”

Urca!!!

Donne, sapevate che affidarvi a un’ostetrica è come consegnarvi nelle mani di una superwoman!?  😉

 

Nascita e libertà di scelta tra desideri e norme sociali

Le riflessioni sulla nascita sono giustamente oggetto sempre più frequente di dibattito, scambio di opinioni ma anche di discussioni che rasentano la violenza verbale, specie sui social network, che lasciano briglia sciolta all’espressione di qualunque pensiero, nella consapevolezza di essere (relativamente) protetti dalla mancanza di rapporto diretto, fisico, con gli altri interlocutori. Capita quindi che proprio attraverso questi mezzi comunicativi si diffondano notizie, convinzioni, modi di vedere la realtà attinenti la gravidanza, il parto e le scelte delle donne che lasciano perplessi, o quantomeno suggeriscono un’analisi più profonda dei meccanismi sociali e culturali che ne stanno alla base.

Premessa fondamentale: i processi legati alla nascita sono ancora oggi oggetto troppo spesso di interferenze sanitarie non più accettabili, perchè di dimostrata potenziale nocività oltre che fonte di disagio anche grave per le donne e i neonati, il che impone un processo culturale forte di rinnovamento che affermi il diritto di entrambi a ricevere cure di comprovata efficacia, sulla base di dati scientificamente validati a livello internazionale. In tal senso si muovo da tempo società scientifiche di grande serietà, che percorrono strade di ricerca, comparazione di dati e verifica dei risultati di questa o quella procedura assistenziale, cercando la soluzione che meglio risponda all’esigenza di favorire salute con il minor interventismo sanitario possibile. Al momento, non esistono altre strade sensate per guidare in maniera corretta i comportamenti di chi si dedica a professioni di cura, nella consapevolezza che la stessa ricerca può suggerire nel tempo un cambio di rotta.

E’ quindi non solo necessario, ma obbligatorio predisporre la diffusione di buone pratiche che rispondano al bisogno delle donne di essere rispettate nel loro diritto a ricevere sostegno, informazioni corrette, cure rispettose della loro integrità fisica ed emotiva, e non da ultimo che tengano in conto i diritti e le necessità del nuovo nato.

Una delle posizioni  rilevabili sui social (ma non solo), che genera maggiore perplessità, espressa da alcune donne e anche oggetto di proposte legislative,  riguarda la rivendicazione di compiere scelte in maniera assoluta, senza tenere in alcun conto i criteri di buona pratica assistenziale suggeriti, anche se ciò può significare correre un rischio elevato di produrre danni su di sé e/o sul bambino.

E qui occorre soffermarsi un momento, perché non è così semplice agire in questa direzione, dal momento che intervengono le cosiddette “norme sociali e giuridiche”, cioè quelle indicazioni che un gruppo sociale stabilisce essere basilari per garantire il rispetto dei diritti di ciascuno, anche di chi (come il feto/neonato) non è ancora in grado di decidere per sé. Di che si tratta? Proviamo a sondare…

  • Art. 3 (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia)

Gli Stati, le istituzioni pubbliche e private, i genitori o le persone che ne hanno la responsabilità, in tutte le decisioni che riguardano i bambini devono sempre scegliere quello che è meglio per tutelare il loro benessere.

  • Pronunciamenti del Comitato per i diritti dei bambini (organismo dell’ONU)

51. Gravidanza e parto sono processi naturali, con rischi per la salute noti che sono suscettibili di prevenzione e risposte terapeutiche, se individuati tempestivamente.

  • In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
  • Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati.

  • Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particolare nell’ambito della sicurezza e della salute.

    Sulla base di questi presupposti, ogni Paese elabora leggi a tutela del diritto di ogni persona al rispetto della propria individualità, ma con alcuni limiti a cui non si sottraggono le scelte che riguardano la nascita. Così, la richiesta di una donna che comporti un danno potenziale a sé stessa, a carico del feto in utero o del neonato non è considerata dalla nostra giurisprudenza come sempre accettabile, in virtù del fatto che il personale sanitario ha il dovere di seguire norme di comportamento assistenziale ben precise, volte a raggiungere l’obiettivo di una madre e un neonato il più possibile integri e in buona salute. Si tratta di principi di buon senso, innanzitutto, ma anche deontologici, ovvero legati a doveri e responsabilità del sanitario nei suoi rapporti con le persone assistite. Senza tralasciare la possibilità reale di incorrere in denunce penali e richieste importanti di risarcimento in caso di danno conseguente su madre e/o neonato…

    Per quanto riguarda le ostetriche, ad esempio, in Italia esistono norme del Codice Deontologico, con valore di legge, che implicano una chiara e non equivocabile responsabilità:

    “Nell’esercizio dell’attività professionale l’ostetrica/o si attiene alle conoscenze scientifiche e agisce nel rispetto dei principi fondamentali della qualità dell’assistenza e delle disposizioni normative che regolano le funzioni di sua competenza, al fine di assicurare l’appropriatezza, l’equità e la sicurezza delle cure”

    “L’ostetrica/o nell’agire professionale si impegna ad operare con prudenza, diligenza e perizia al fine di tutelare la salute degli assistiti”

    “L’ostetrica/o si attiva per garantire un’assistenza scientificamente validata ed appropriata ai livelli di necessità”                                                                     Ciascuno deve fare la sua parte, insomma, nella consapevolezza che alla base deve crearsi un rapporto di fiducia tra la donna e il personale di assistenza, che per ovvie ragioni non si trovano sullo stesso piano quanto a conoscenze e competenze, che consenta alla prima di affidarsi serenamente e ricevere il meglio delle cure, ai secondi di esprimere e garantire professionalità attraverso la condivisione di informazioni corrette e una pratica attenta ai bisogni, rispettosa e scientificamente aggiornata.

Allattamento contemporaneo

Se ne parla, se ne scrive, se ne discute anche animatamente, si tengono corsi e si fa formazione sul personale sanitario ma la pratica dell’allattamento materno, nelle società occidentali, fatica, fatica…

Tanti fattori, molti comprensibili in maniera immediata, altri assai meno, di natura sociale e culturale oltre che di organizzazione sanitaria, contribuiscono spesso a rendere difficoltosi l’avvio e il mantenimento di una buona produzione di latte per tempi considerati auspicabili dalla natura, ma anche da studi e ricerche sul tema.

La questione è già stata affrontata in altri post (*), ma questa volta ha attratto la mia attenzione uno scritto particolare, una sorta di riflessione profonda scaturita dalla mente di una donna impegnata da anni nel volontariato come mamma di sostegno, ossia dedita ad aiutare le neomadri ad allattare i loro bambini dopo la dimissione ospedaliera e in altre fasi del loro percorso.

Voglio allargarne la diffusione, perchè certe considerazioni mi trovo anch’io a farle con una certa frequenza, cercando di focalizzare ogni volta cosa può determinare una difficoltà che non conosce soluzioni se non parziali, che richiede discrezione, vicinanza emotiva e attenzione ai “non detti”, alle mezze ammissioni, o a volte semplicemente presa d’atto e rispetto di una disponibilità materna anch’essa parziale, spesso conflittuale e gravata da ansie complesse (un lavoro precario è motivo più che sufficiente, ad esempio…), non sostenuta perciò da una serenità e di conseguenza da una motivazione così forte da fare accettare la fatica che comporta un allattamento esclusivo del proprio bambino. E di non facile soluzione, soprattutto…

Lo voglio fare nella consapevolezza che forse occorre fermarsi un momento, in certe circostanze, per capire cosa abbiamo davanti e quali strumenti dobbiamo mettere in campo per incoraggiare, sostenere, consigliare, ma sempre con la capacità di captare il limite oltre il quale non possiamo, nè dobbiamo avventurarci…

“Ho quarant’anni, sono mamma di due bambini allattati entrambi a lungo, e da anni sono consulente alla pari per l’allattamento materno, formata secondo il protocollo OMS UNICEF. MI trovo spesso a leggere articoli, anche ben scritti, che parlano di allattamento materno in molte forme, ma che secondo il mio sentire veicolano una informazion riduttiva e semplicistica. La mia esperienza pluriennale, né circoscritta né limitata, mi porta a riflettere in particolare su un dettaglio: è certamente vero che “tutte le mamme hanno il latte”, come affermato in svariati contesti, ma sento di dover sostenere, pur se verrà inteso in senso provocatorio, che non tutte le mamme riescono ad averne abbastanza per nutrire a sufficienza il loro bambino.
C’è una enorme ipocrisia tra tutti coloro che ruotano attorno al volontariato finalizzato alla diffusione dell’allattamento, che porta ad una “patologia del volontariato” e che veicola il concetto secondo cui basta voler allattare per poter allattare.
Se vuoi allattare cercherai la consulente che ti aiuterà, se vuoi allattare la notte starai sveglia per nutrire il tuo bambino, se vuoi allattare troverai il modo…. perché ricorda che “tutte le mamme hanno il latte” e perciò se non allatti è perchè non vuoi allattare (e che madre sei se non vuoi allattare?)…
In realtà non è così.
La mia esperienza mi dice che non è affatto vero.
Non è vero che il seno è un organo perfetto più degli altri, non è neanche logicamente sensato immaginare che sia l’unico organo perfetto del nostro corpo che possa funzionare bene e basta.
Ci sono mamme che, pur seguite bene, non riescono a nutrire il loro bambino esclusivamente con il latte materno. Altre che si sono sentite messe sotto la lente di ingrandimento da sanitari in buona fede, ma rigidi e magari subdolamente insinuanti sulla disponibilità reale all’allattamento, o almeno questa è stata la loro percezione.
Spesso hanno avuto un percorso particolare in gravidanza (non amo dire patologico, ma il senso è quello): diabete, gestosi, colestasi. Altre volte sono reduci da un parto faticoso, difficoltoso, che ritarda la ripresa fisica e psicologica. In altre situazioni i motivi sono assai più sfumati, poco decifrabili.
E’ un fenomeno non statisticamente irrilevante; donne in questa condizione me ne sono capitate spesso, e io le ho aiutate a vivere bene quello che ovviamente viene visto come un fallimento.
Se pensate che questa mia esperienza dipenda da incapacità come consulente, vi assicuro che ho l’abitudine di seguire i casi particolari riflettendo, ponendomi domande e sempre sotto la supervisione di altro personale sanitario, in particolare ostetriche.
Perchè ho scritto questa puntualizzazione?
Perchè certi articoli , specie quando condivisi nei gruppi facebook, danno vita alla peggiore forma di gara a “mamma dell’anno”, dove la fazione delle “brave mamme” (quelle che hanno allattato a lungo, senza difficoltà, che sanno citare a memoria le parole di Carlos Gonzales, un uomo…) dà addosso alle altre, magari ripetendo come un mantra il titoletto dell’articolo di turno che propugna certezze.
“Cara collega mamma, se non hai allattato è colpa tua… tutte le mamme hanno il latte.
E’ colpa tua che ti fai fregare dalla Nestlè, dal pediatra vaccinista, dalla farmacista furbona.
E’ colpa tua anche se hai pianto, se ti sei sentita inadeguata, se volevi dormire perchè il travaglio è stato lungo e doloroso e se non riesci a rinunciare a tutto ciò che facevi prima e ora ti è precluso, se volevi un abbraccio, anche virtuale, da un’altra mamma o da qualcuno che ti capisse senza giudicarti, e hai trovato solo maestre dalla penna rossa.
E’ colpa tua… in fondo hai deciso di diventare mamma… cosa ti aspettavi?”…

Esplicito o larvato, il messaggio questo è.

E invece no.
Allattare è difficile per alcune.
Non tutte riescono.
Non è vero che in passato allattavano tutte.
Esistevano le balie, e i neonati morivano a volte anche perchè l’allattamento materno era insufficiente.
E’ vero, potrebbero allattare molte più mamme di quante non allattano oggi, se le informazioni corrette circolassero di più e meglio, se la demedicalizzazione della nascita diventasse patrimonio condiviso tra i sanitari, se il sostegno alle neomadri non fosse una chimera, se, se e se…
Ma è vero anche che se invece che ripetere soltanto “tutte le mamme hanno il latte” provassimo semplicemente ad abbracciare la neomamma in difficoltà e le dicessimo “tesoro lo so che sei stanca, ma se lo vuoi io ti aiuto ad allattare il tuo bimbo almeno un pò (non per forza in modo esclusivo)” non solo le mamme che allattano aumenterebbero, ma aumenterebbero anche quelle con l’autostima conservata o recuperata.
Perchè siamo seri: quello che fa felice un bambino non è solo la tetta, ma una relazione d’amore.
E ogni volta che facciamo sentire non brava una mamma che non riesce ad allattare, roviniamo quella relazione d’amore.
Cordialmente.
Luisa

(*) –     https://intornoallanascita.com/2013/01/12/loccidente-e-il-miraggio-dellallattamento-materno/