Gravidanza, parto e disinformazione

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Con l’avvento di internet, straordinario strumento di conoscenza, si è anche reso disponibile un contenitore per qualunque cosa, qualsiasi pronunciamento, e in tema di salute vi si può trovare di tutto e il suo contrario. La pericolosità potenziale e reale della ricerca in rete di informazioni sul proprio stato di salute è facilmente rilevabile da chi opera in campo sanitario, ma ciò che più sgomenta è che anche un certo numero di sanitari stessi propali teorie e pratiche di nessuna fondatezza, quando non anche davvero in grado di danneggiare in maniera pesante la persona.

Il percorso di maternità non si sottrae a questo pericolo: ogni donna può reperire sul web una quantità notevole di informazioni spacciate per verità su gravidanza e parto, condividerle e/o scambiare punti di vista con altre donne o con professionisti vari (ginecologi, ostetriche). Orientarsi in questo marasma non è affatto semplice, per cui occorre fare una riflessione ragionata su ciò che si va a cercare e sulle riposte che si desidererebbe trovare a dubbi e bisogni di informazione, senza mai dimenticarsi quello spirito critico che ci permette di nutrire un poco di sano scetticismo…

Che cosa ci può orientare nella scelta di fonti per soddisfare la sete di conoscenza? Che ci piaccia o no, soltanto la scienza, quella ben maneggiata, equilibrata, rispondente a criteri di rigore condivisi dalla comunità scientifica e che permette la verifica di quanto afferma. Il resto non è sempre da buttare, e può certo diventare oggetto di indagine, sempre secondo i parametri del metodo scientifico, ma un’ipotesi formulata senza fornire spiegazioni plausibili e dimostrabili resta un punto di vista personale e nulla più. Capita invece che attorno a un’ipotesi fiorisca un mercato (personale, appunto…), con produzioni librarie, costosi seminari di in-formazione che rilasciano o meno attestati evanescenti, rivolti a professionisti e non, e che questa ipotesi conquisti pure une bella fetta di adepti proprio in un ambito (quello sanitario) in cui c’è poco da scherzare, avendo tra le mani la vita di persone reali, non ipotetiche…

Allora, prima di fare proprie teorie prive di fondamento e magari accaldarci per difenderle, forse dovremmo fermarci un momento, riflettere, chiederci se ciò che ci viene proposto, oltre a catturare  la nostra attenzione profonda, colpirci emozionalmente e soddisfare il piacere di farci raccontare una bella storia (come le favole da bambini, in fondo!) ha anche una base logica, dimostrabile, non soggetta alla suggestione del singolo, e soprattutto è privo di effetti dannosi teorici e reali. Disporre di elementi di conoscenza seri e provati è anche un diritto della persona assistita, e conoscerli dovere deontologico di chi assiste.

Cercare le fonti di quanto abbiamo letto o sentito affermare, chiedersi se sono autorevoli, è non soltanto utile per collocare correttamente in uno spazio di conoscenza le parole (o gli scritti), che può ampliarsi all’infinito e magari suggerire altre ipotesi, sempre da sottoporre a verifica prima di farle diventare verità (non mercato!),  ma quando parliamo di salute necessario, fondamentale per non rischiare di sperperare denaro o finire su strade senza ritorno… 😉

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