Nascere altrove: l’Olanda

Il Sistema Sanitario olandese suscita frequente e attenta curiosità, ed è assai studiato nel mondo per molti aspetti legati alla sua impostazione, che tende a potenziare quei campi della cura della persona ritenuti davvero importanti per la salute personale e collettiva. In particolare, tutta l’organizzazione del percorso di maternità spicca per la sua peculiarità, volta a far sì che le donne possano godere della migliore assistenza sulla base dei loro effettivi bisogni sanitari. A differenza di molti altri paesi, le donne incinte hanno contatti limitati con i medici durante la gravidanza; le cure prenatali sono fornite principalmente da ostetriche, poichè è opinione comune che la gravidanza sia un processo naturale, non una condizione medica. Per questo motivo, a meno che decida lei stessa diversamente, quando una donna resta incinta viene valutata per la prima volta da un medico, che conferma la gravidanza ed effettua un esame del sangue prima di far riferimento a un’ostetrica. Spesso è il cosiddetto “general practitioner” (GP), che corrisponde più o meno al nostro medico di base con la differenza che è assai più preparato in ambito ostetrico, quindi capace di collocare la gravidanza nella categoria a basso, medio o alto rischio. Le donne a basso rischio (la maggioranza) vengono smistate alle cure della sola ostetrica, che porterà avanti il monitoraggio della gravidanza e assisterà il parto e il puerperio in completa autonomia, ricorrendo alla consulenza del GP o del ginecologo a seconda delle problematiche che eventualmente si presentassero. Ogni deviazione dalla fisiologia comporta per l’ostetrica il fatto di misurarsi con il medico. La donna è libera di scegliere un’ostetrica, e lo fa spesso dopo aver parlato con altre donne per sondare la loro esperienza. Ma può cercarne una nella sua area di residenza sul sito web, o farsela consigliare dal GP. Un’ostetrica non può intraprendere la cura di una donna che vive a più di mezz’ora di distanza dalla sua casa, in modo da poterla assistere rapidamente, se necessario. La scelta è possibile per il particolare sistema di remunerazione del lavoro, che passa attraverso sistemi assicurativi sanitari. L’assistenza prenatale, al parto e al puerperio sono previste come parte del pacchetto di base di un’assicurazione sanitaria obbligatoria, spesso integrate con ulteriori assicurazioni private per proteggersi dai costi di eventuali complicazioni mediche che possono sopraggiungere a carico di mamma e/o neonato. Il primo appuntamento con l’ostetrica viene fissato al terzo mese di gravidanza, e consiste in uno screening iniziale per individuare eventuali possibili complicanze. Viene chiarito ben presto se si preferisce un parto in casa o in ospedale, ma invitando la donna a verificare con la propria assicurazione le reali condizioni di rimborso, che in alcuni casi possono comportare un costo aggiuntivo da sostenere direttamente. L’ostetrica fornisce anche un calendario per gli appuntamenti futuri, nonché opuscoli informativi contenenti consigli dietetici e molte altre informazioni specifiche. Gli appuntamenti vengono poi programmati a intervalli regolari durante la gravidanza, a partire da ogni quattro settimane per poi proseguire su base quindicinale vicino alla data di scadenza. Può anche essere rilasciato un libretto, che verrà utilizzato per tracciare il percorso assistenziale e particolarmente utile per coloro che optano per la nascita in casa, in quanto contiene informazioni importanti per chi assisterà il parto. La stragrande maggioranza delle donne partorisce in ospedale, mentre circa un quinto o più di esse sceglie di partorire a domicilio, determinando uno dei più alti tassi di nascite a casa nel mondo occidentale, in netto contrasto con paesi come il Regno Unito, dove costituiscono poco più del 2 per cento del totale delle nascite ogni anno. In alcune città è anche possibile accedere a case da parto (kraamzorghotel), progettate per offrire un ambiente accogliente e al tempo stesso consentire al partner il pernottamento. È necessario formalizzare l’intenzione di utilizzare un kraamzorghotel, fino a due mesi prima della data prevista del parto. Se si sceglie di partorire in ospedale, è necessario far riferimento a quello più vicino a casa, se non altrimenti concordato in gravidanza. L’ostetrica accoglie la donna in travaglio nel reparto maternità dell’ospedale e si prende cura di lei e del neonato durante tutto il percorso, che se resta in ambito fisiologico non contempla affatto la presenza di personale medico. Le ostetriche nei Paesi Bassi promuovono la nascita secondo la massima naturalità possibile, quindi l’uso di farmaci per alleviare il dolore durante il parto è abbastanza raro. Se però una donna desidera utilizzare metodi farmacologici di controllo del dolore, lo deve concordare con l’ospedale prima della parto. La maggior parte delle donne lascia l’ospedale entro 24 ore dal parto, anche se a volte sono autorizzate alla dimissione anche prima, se approvata dall’ostetrica. Eventuali complicazioni prima, durante o dopo la nascita diventano di competenza del medico ostetrico o del pediatra, allertati dall’ostetrica. In caso di parto domiciliare, l’ostetrica seleziona accuratamente le donne che possono accedere a questo tipo di assistenza, escludendo tutte le situazioni non fisiologiche, di competenza medica, secondo un protocollo nazionale a cui deve attenersi scrupolosamente, pena il ritiro della licenza (es: pregresso taglio cesareo, presentazione podalica o anomala, gravidanza gemellare, pregressa emorragia post-parto, diabete, e durante il travaglio la rottura di membrane da più di 24 ore, la presenza di meconio nel liquido amniotico, lacerazioni estese). Quando viene chiamata, allestisce l’ambiente per l’assistenza a mamma e bambino, aiutata da un’infermiera di maternità. In caso di necessità di trasferimento in ospedale, può contare su una rete organizzativa ben funzionante, che prevede l’utilizzo dell’ambulanza e il sostegno globale del personale ospedaliero. Una delle caratteristiche uniche dell’assistenza alla maternità in Olanda è il diritto di ogni donna a ricevere le cure di un’infermiera di maternità (kraamzorg), per un massimo di 10 giorni, il cui costo è coperto dal pacchetto assicurativo obbligatorio di base. Il servizio prevede anche la possibilità di disporre di un medico per visite a domicilio ogni giorno durante la settimana successiva al parto, in caso di necessità. Oltre ad essere in grado di offrire consulenza e rispondere ai dubbi di una neomadre, l’infermiera aiuta a sbrigare le faccende domestiche, cucina, si occupa degli acquisti, sorveglia gli eventuali altri bambini, e a seconda delle esigenze si rende disponibile a tempo pieno (fino a otto ore al giorno) o per poche ore. Questi aspetti vengono concordati al momento della scelta, che deve avvenire entro le 12 settimane di gravidanza, per avere la certezza di poterne disporre dopo il parto. Dopo la nascita del piccolo, i genitori ricevono un libro (Het Groeiboek) in cui tenere traccia delle vaccinazioni e di altri importanti dettagli relativi alla salute del bambino. Tutti i neonati nei Paesi Bassi ricevono vitamina K dopo la nascita e vengono vaccinati entro gli otto giorni di vita, mentre ulteriori vaccinazioni sono programmate fino all’età di nove anni. La madre lavoratrice ha diritto a 16 settimane di congedo, 10 delle quali da utilizzare dopo il parto, retribuito al 100%. Al padre è concesso un congedo parentale di due giorni, interamente pagato, ma entrambi i genitori hanno il diritto di prendere congedi non retribuiti, se desiderano. 

Per approfondire: http://www.expatica.com/nl/healthcare/Having-a-baby-in-the-Netherlands_107665.html MidwiferyNetherlands

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Quando si nasce in casa

Solleva tantissime curiosità, la nascita in casa…a partire dallo sgranare gli occhi, commentando “Ma si usa ancora?”, per proseguire con domande sulla sicurezza, su come ci si organizza, e se si sporca tanto, e come fa la mamma a occuparsi del bebè, quindi si finisce quasi sempre con un “Che bello, però!”…

Già, che bello: proprio così, è un’esperienza tanto singolare e intensa quanto naturale per tutti, mamma, papà, ostetriche, nonni, fratellini e sorelline, vicini di casa. Ciascuno ha qualcosa da dire, da imparare, da riportare agli altri, da condividere, nessuno escluso.

La donna contatta l’ostetrica in gravidanza, e insieme al suo compagno si fa una prima, bella chiacchierata informativa; se vuole, si fa seguire da lei e finchè tutto rientra nella norma ci si incontra una volta al mese, nella sua casa, tra una tazza di the, la compilazione dei documenti di rito e la messa a punto degli aspetti organizzativi. Il materiale da predisporre per il parto è poca roba, le incombenze per il quasipapà limitate ma importanti, e pian pianino ci si avvicina al momento, preparando il corpo e la mente in maniera appropriata. Tutti i dettagli vengono ben pianificati, e quando le contrazioni arrivano, una chiamata a qualunque ora e l’ostetrica parte con i suoi borsoni. Il controllo del battito del pupo, la visita per verificare a che punto ci si trova, la chiamata di comunicazione alla sala parto dell’ospedale di riferimento in caso di necessità e al 118: due chiacchiere cortesi con gli operatori, che fanno gli auguri alla quasimamma e restano disponibili fino a dopo il parto.

Poi la disposizione di ciò che serve per accogliere il piccolo, dell’ambiente per creare intimità e comfort, del necessario per assistere materialmente tutte le fasi del parto, con calma, luci soffuse, magari una musica di sottofondo e una candelina profumata accesa. Se la stagione è fredda, si riscalda un pò di più la stanza in cui avverrà l’evento, quindi ci si concentra in silenzio sul travaglio, sulla mamy che affronta questa prova cruciale destinata a cambiare la sua esistenza, coinvolgendo il papà che armeggia con olio e massaggi sulla schiena ad ogni contrazione, e coccola e abbraccia.

Ogni tanto ci scappa un caffè per l’ostetrica, specie durante la notte! 😉

Poi arriva finalmente il tanto atteso “sento spingere”, e allora ci si prepara proprio tutti all’accoglienza, nel rispetto dei tempi necessari a mamma e bimbo per giungere al distacco, preludio all’esplosione di gioia somigliante ad una scarica potente di energia che colpisce ogni cellula del corpo, invade la mente e la annebbia nella felicità…

Il neonato è lì, sulla pancia e tra le braccia della mamma, coccolata a sua volta da papà, in un tempo sospeso di emozioni che annichiliscono, poi il piccino cerca il seno, succhia con vigore, si appaga e rasserena: non gli è stato sottratto nulla, tutto resta, solamente in un’altra forma.

La vita prosegue: chi armeggia con le foto, chi ha bisogno di silenzio assoluto, chi sente l’impellenza di dirlo al mondo con tutti i mezzi tecnologici a disposizione, chi chiama i fratellini a vedere e toccare il miracolo di un cucciolo roseo appiccicato alla pancia della mamma e riscaldato dal suo tepore: ciascuno può trovare il proprio personale modo di vivere questo momento, in libertà.

Con calma si prepara una vaschetta di acqua calda, e i neogenitori si cimentano con l’immersione del piccolo, giocando e contemplandolo per un pò, fino a quando si rilassa, poi lo si veste insieme e nanna tra le braccia, nel lettone. Mamma ha una fame vorace, e le si prepara un buon pasto energetico.

Nel frattempo, l’ostetrica sbriga varie faccende (tante!) tenendo d’occhio la situazione; dopo qualche ora, controlla che tutto sia tranquillo e se ne va, per tornare a visitare la mamy e il neonato nei giorni seguenti, e fino a un mese dal parto. Semplice, no?… 🙂

Quando è possibile partorire in casa?


Nella vita, se i dubbi sono in agguato occorre sempre informarsi: non è possibile scegliere un percorso senza vagliare le alternative, i pro e i contro, allo stesso modo con cui si scelgono un’auto nuova, una vacanza, un abito… Quando si tratta della salute le decisioni si fanno più ardue, sicchè anche il parto, momento carico di elementi che collegano direttamente con lo stato di benessere fisico e psichico che ci fa sentire “sani”, richiede di operare una scelta. Chi decide di far nascere nell’intimità della sua casa il proprio bambino lo fa per sentirsi accudita in maniera continuativa da un’ostetrica che conosce in gravidanza, che ha sposato la filosofia del rispetto dei tempi naturali di mamma e neonato e che li salvaguarda il più possibile senza mai dimenticare i criteri di sicurezza da garantire ad entrambi. In questo senso, il documento da anni in vigore nella Regione Piemonte (*) rappresenta una garanzia per le donne che vogliono sperimentare il parto a domicilio, poichè si ispira direttamente alle esperienze ormai consolidate del Nord Europa, in cui la nascita in casa rappresenta una possibilità concreta, soprattutto per le olandesi che la vivono nel 30-35% dei casi.

In sintesi, possono accedere all’assistenza, pianificata con cura, tutte le situazioni in cui la gravidanza ha avuto un decorso fisiologico, senza alcuna complicanza, e nel momento in cui insorge il travaglio siano presenti queste condizioni:

– epoca di gravidanza compresa fra le 37 e le 41settimane + 6 giorni

– gravidanza singola (non gemellare) e feto in presentazione cefalica (a testa in giù!)

battito cardiaco del feto regolare

peso fetale stimato all’interno di parametri ben definiti

– assenza di patologia fetale nota e di rischi neonatali prevedibili

– regolare inserzione della placenta (individuata ecograficamente)

– assenza di problemi materni (ostetrici e non) che rappresentino una controindicazione al travaglio di parto, o che richiedano (come nel caso del pregresso taglio cesareo) una sorveglianza intensiva del benessere della madre e del feto durante il travaglio

– insorgenza spontanea del travaglio, rottura delle membrane da meno di 24 ore e liquido amniotico limpido (situazione che andrà comunque opportunamente tenuta sotto osservazione)

– esame batteriologico vaginale negativo per la presenza di Streptococco (a meno che vi sia la possibilitò di disporre di un medico che effettui la prescrizione e sorvegli la somministrazione della terapia antibiotica prevista nei protocolli in caso di positività).

Durante il travaglio, l’ostetrica avrà cura di avvisare il 118 per avere supporto rapido in caso di necessità, e il Centro Ospedaliero con Reparto Ostetrico più vicino per lo stesso motivo, avvisando entrambi dopo il parto per interrompere l’allerta.

L’ostetrica che prende in carico la donna deve non solo attenersi a queste indicazioni, ma sottoscriverlo in forma scritta trasmettendo il documento all’ASL durante la gravidanza, quando viene inoltrata la pratica di rimborso delle spese. In tal modo, la donna ha la garanzia di ricevere un’assistenza conforme ai criteri di sicurezza necessari per una serena esperienza di parto. Pensare di vivere la nascita in casa ignorando questi principi è ovviamente comprensibile per una gestante quando esprime il suo desiderio, ma non accettabile da parte di un’ostetrica onesta, che ha il dovere di operare nei suoi confronti e in quelli del nascituro con coscienza etica, senza fargli correre rischi reali e inutili, secondo i principi espressi dal Codice Deontologico:

“Nell’esercizio dell’attività professionale l’ostetrica/o si attiene alle conoscenze scientifiche e agisce nel rispetto dei principi fondamentali della qualità dell’assistenza e delle disposizioni normative che regolano le funzioni di sua competenza, al fine di assicurare l’appropriatezza, l’equità e la sicurezza delle cure”

“Il comportamento dell’ostetrica/o si fonda sul rispetto dei diritti umani universali, dei principi di etica clinica e dei principi deontologici della professione”

“L’ostetrica/o nell’agire professionale si impegna ad operare con prudenza, diligenza e perizia al fine di tutelare la salute degli assistiti

Informarsi significa anche questo: sapere sempre cosa cercare in chi consultiamo per affidargli la nostra esperienza di vita, e se questa è la nascita di un figlio ogni donna ha il diritto umano fondamentale di ricevere il meglio per sè e per il suo piccino…

(*)  http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:1OsqODvI-Z0J:www.ostetrichetorinoasti.it/documentazione/parto_domicilio.pdf+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-a

Nascere in casa: come, cosa, quando, perchè…

Si parla di parto in casa, e le reazioni sono variegate: dalla visione di tavoli da cucina imbrattati all’idea che l’ambiente domestico non abbia le caratteristiche igieniche della “sala parto”, dal timore di sporcare la totalità dei metri quadri abitativi al commento sulla “pratica sorpassata”. Ma spesso segue un’altra riflessione, che si affaccia lentamente, cauta, e allora dalla bocca esce un “bello però”…

La medicalizzazione spinta della nascita ha deviato le nostre percezioni (anche quelle di molti operatori sanitari) verso un immaginario distorto, in cui trovano spazio orride immagini e drammi incombenti,  eppure un’infinità di studi e ricerche ci sta suggerendo la necessità di tornare ad una dimensione di rispetto dell’evento nascita, in senso biologico e umano, proprio per salvaguardarlo nella sua globalità, fornendoci al contempo validi strumenti di riflessione e tecnici da applicare nella pratica assistenziale per offrire il massimo della sicurezza con il minimo intervento sanitario.

Le considerazioni sulla sicurezza sono già state sviscerate nel post “Il parto in casa? Sicuro come in ospedale”, e per chi ha voglia “Una nascita: il racconto di Sara” consente di percepire almeno un pò le sensazioni di chi lo ha vissuto in prima persona…

Proviamo invece a mettere sul tappeto cosa significa partorire nella propria casa ora, in tempi in cui migliorate condizioni igieniche e di nutrizione, conoscenza e livelli formativi delle ostetriche, tecnologia e organizzazione delle strutture di assistenza consentono scenari un tempo inimmaginabili. A partire dalle domande più frequenti rivolte dalle donne e dai futuri papà, si può tracciare un quadro che raduna tutte (o quasi) le informazioni che servono per assumere una decisione in questo senso.

Cominciando dal PERCHE’… A questa domanda rispondono tutte le donne/coppie che fino ad ora hanno già compiuto questa scelta: per il bisogno di decidere in prima persona, senza delegare ad altri – perchè l’ospedale viene vissuto come spersonalizzante – per sentirsi più a proprio agio, circondate da luoghi e cose familiari e rassicuranti, e maggiormente seguite sia prima che dopo il parto – per avere la possibilità di tenere sempre con sè il neonato e poterlo allattare di sicuro, perchè a casa difficoltà di allattamento non ce ne sono – per non separarsi dai bimbi che già ci sono – per dare spazio libero alle proprie sensazioni – per vivere con pienezza ogni momento della nascita, senza interferenze non necessarie – per dare sfogo alle reazioni emotive in maniera spontanea, non condizionata dall’ambiente o da altre persone – per offrire il massimo dell’intimità e del rispetto a un momento irripetibile della vita…

Chiunque potrebbe aggiungere ciò che vuole, sia prima che dopo aver sperimentato questa modalità di accoglienza del nuovo nato, ma queste sono le considerazioni che maggiormente ricorrono.

QUANDO è possibile partorire nella propria casa? In tutte le situazioni in cui una donna è sana, ha una gravidanza regolare senza complicanze e senza pregressi tagli cesarei, un feto unico, normalmente sviluppato e con la testolina in basso, un travaglio regolare senza elementi di rischio e si trova ad almeno 37 settimane compiute di gestazione.

Quindi ci si chiede COME un desiderio possa trasformarsi in pratica, e si passa a contattare un’ostetrica che abbia esperienza in questo specifico ambito. Da una regione all’altra, in Italia, vi possono essere differenze significative in termini di organizzazione dell’assistenza, costi, gestione globale di tutti gli aspetti della programmazione dell’evento.

Il Piemonte è stato apripista in questa direzione, emanando una delibera di rimborso parziale delle spese sostenute per l’assistenza al parto domiciliare già nel 1990, e attualmente in vigore, oltre a mettere a punto un Protocollo Assistenziale che ogni ostetrica di buon senso deve seguire per garantire massima sicurezza all’evento. Altre regioni hanno recepito il modello, per cui attualmente Marche, Emilia Romagna, Provincia Autonoma di Trento e Lazio offrono rimborsi, ma vale la pena di informarsi presso la propria ASL di appartenenza per sondare eventuali aggiornamenti.

La prima struttura ospedaliera pubblica a fornire gratuitamente il servizio di assistenza a domicilio è stato l’Ospedale S.Anna di Torino, in cui è tuttora attivo, ma altre si sono mosse in tal senso, per cui è sempre bene chiedere nei consultori o negli ospedali delle propria zona.

In questa regione, dunque, i passaggi assistenziali sono codificati dal protocollo nel caso in cui la donna venga assistita da una libera professionista.

COSA occorre fare per organizzare un parto a domicilio? Innanzi tutto cercare un’ostetrica disponibile, esperta in questo settore, che disponga del materiale necessario, con cui si instauri un feeling soddisfacente, ci si trovi a proprio agio e che risponda alle aspettative che si esprimono.

L’ostetrica procede quindi, durante la gravidanza, a raccogliere progressivamente tutti i dati che serviranno a tracciare un quadro della situazione personale della donna, soprattutto della presenza dei requisiti necessari per accedere a questo percorso assistenziale (fermo restando che nel tempo può accadere che cambi qualcosa riguardo alla sua salute o alla gravidanza stessa). Viene compilata una vera e propria cartella sanitaria, documento che contiene tutto quanto serve per descrivere e monitorare il procedere della gestazione, l’inizio del travaglio, lo svolgimento del parto, le annotazioni in puerperio relative a mamma e neonato, le visite pediatriche, etc. Entro la fine dell’ottavo mese viene avviata presso l’ASL di appartenenza la pratica per la richiesta di rimborso, presentando allo sportello apposito i documenti previsti, compilati sia dall’ostetrica che dal medico di base. Nel contempo, si invia al nido e alla sala parto dell’ospedale di riferimento in caso di necessità (che non deve distare più di 20-30 minuti dall’abitazione in cui dovrà avvenire l’evento) una comunicazione sottoscritta dall’ostetrica contenente i dati della donna, il luogo di residenza e la data presunta del parto.

Nel frattempo sarà molto importante accompagnare la futura madre alla nascita attraverso informazioni dettagliate e un lavoro sul corpo, sulla preparazione del perineo e sull’acquisizione di strumenti per il controllo dell’ansia e del dolore in travaglio.

Man mano che il momento si avvicina, si passa a predisporre l’ambiente domestico perchè il parto possa svolgersi con tranquillità, curandone pulizia, disposizione del materiale necessario, preparazione delle cose che effettivamente serviranno (poche!) prima e dopo la nascita del bambino.

Quando inizia il travaglio, l’ostetrica si reca a casa della donna, accompagnata da una collega, e resta a sorvegliarne l’andamento; nel frattempo, avvisa sia il 118 sia la sala parto dell’ospedale di riferimento, comunicando la situazione in cui si trova. In questo modo il servizio di emergenza è allertato e sarà pronto ad intervenire rapidamente in caso di necessità, essendo già a conoscenza di tutti i dati necessari (luogo dell’evento, nominativo della donna, etc.), così come la sala parto.

Intanto ci si prepara per la nascita: materiale sanitario, biancheria, teli monouso, l’acqua nella vasca per far immergere la mamy prossima ventura, il controllo regolare del battito fetale, un pò di musica e tanta tranquillità…

Il futuro papà non resta certo con le mani in mano: aiuta a predisporre il tutto, massaggia la sua compagna, mette i teli a riscaldare nel forno, prepara un buon caffè o una tisana, resta accanto all’altra metà del cielo godendosi l’intensità di momenti che appartengono anche a lui, poi se vuole taglia il cordone ombelicale, fa il bagnetto al piccolo…e tutto senza fretta!

Dopo la nascita, l’ostetrica avrà cura di contattare nuovamente il 118 e l’ospedale per comunicare il buon esito dell’evento, poi si fermerà per qualche ora a controllare la situazione, aiutare la neomamma ad attaccare al seno il cucciolo e a fare una doccia, riordinare il materiale sanitario, lasciando un ambiente sereno e dando la reperibilità costante per eventuali necessità. A distanza di qualche ora, mamma e bimbo vengono ricontrollati, chiamando un pediatra per la prima visita neonatale a domicilio; nei giorni seguenti, il controllo continua, accurato e tranquillo. Ogni ostetrica si organizza a modo proprio, ma un buon monitoraggio, che soddisfa pienamente le esigenze materne di accudimento, deve prevedere alcuni giorni consecutivi di verifica, poi una visita a settimana fino a un mese di vita del bimbo.

Durante l’ultima visita, si traccia un bilancio di salute materna e neonatale completo, includendo la consulenza contraccettiva, la valutazione del perineo e l’eventuale impostazione di un programma di tonificazione sia vaginale che addominale.

La relazione però non finisce dopo un mese. Il legame che si crea tra tutti i protagonisti è talmente forte che è come se tra l’ostetrica e ogni donna assistita, ogni bambino aiutato a nascere residuasse un sottile cordoncino ombelicomentale, quello sì permanente… : )))

 

Vita da ostetrica, vita di donne…

Se mi si chiede di raccontare di me, nella mia veste di ostetrica, non posso fare a meno di allargare lo sguardo oltre il ruolo professionale, perchè le donne, i bambini che da esse nascono e il mondo di affetti che vi gravita intorno non può passare in secondo piano: è come se ogni parte fosse il frammento di un puzzle, e l’immagine di insieme che ne deriva un affresco popolato di persone, emozioni, attese, calore umano e tantissimo altro.

Ma per dare un’idea di quanto ho affermato voglio raccontare una storia, che parte da lontano, e precisamente dal momento in cui ho deciso che il mio posto era nel percorso di assistenza al parto in casa; ad un certo punto della mia vita ho pensato che avrei voluto mettermi alla prova in questo ambito, quindi ho iniziato ad assistere la prima donna che mi ha chiesto di farlo, mentre aspettavo la mia prima figlia, nel 1985. Il parto di Elena fu magnifico, e mi diede la spinta per proseguire su questa strada, nonostante le forti perplessità che l’esperienza generava a partire dagli stessi operatori sanitari con cui ero in contatto, medici e ostetriche. Dopo aver partorito io stessa due figlie nell’intimità della mia casa, assistita da Laura (mia cognata, anch’essa ostetrica, praticamente tutto in famiglia!) vivendo l’esperienza più bella e intensa della mia vita, ho pensato che tutte le donne avrebbero dovuto disporre della possibilità di compiere la mia stessa scelta, perciò entrai a far parte del Collegio Professionale e mi adoperai, supportata da altre forze rappresentate da donne e colleghe che condividevano questo ideale, per promuovere da parte dell’Assessorato Regionale alla Sanità un riconoscimento economico dell’assistenza al parto domiciliare per le donne che lo desideravano. Nel 1990 la Regione emanò, prima in Italia, una delibera di rimborso tuttora in vigore, che consente la copertura parziale delle spese. La messa a punto successiva di un protocollo assistenziale molto dettagliato, che permette di coordinare l’assistenza per ottenere i migliori risultati minimizzando il rischio ed equiparandolo a quello del parto ospedaliero, ha offerto alle ostetriche e alle donne uno strumento di lavoro che valorizza la professionalità delle prime e potenzia la sicurezza per le seconde, consentendo di appoggiarsi alla rete ospedaliera e al soccorso di emergenza (118), che vengono sempre allertati durante il travaglio, e di prestare assistenza a mamma e neonato senza trascurare alcuno dei passaggi previsti in caso di parto ospedaliero. In tal modo, la donna che sceglie questa possibilità ha la garanzia di essere assistita da ostetriche che devono dichiarare in forma scritta di aderire in maniera rigorosa al protocollo regionale. Ciò è garanzia per le donne e i loro bambini di serietà e coscienza  professionale, nel rispetto però delle esigenze di naturalità dell’evento.

Dunque, ad un certo punto del mio percorso mi sono imbattuta in Gabriella, una donna con tre figli nati in ospedale, che attendeva il quarto e desiderava vivere l’esperienza nella sua casa. Al parto presenziò la primogenita, Sara, all’epoca quattordicenne. Nei giorni che seguirono tutta la famiglia venne coinvolta allegramente nell’evento, ma certo Sara fu per alcuni aspetti più partecipe e presente, sia fisicamente che emotivamente. Al termine del percorso assistenziale, che si protrasse come sempre per un mese dopo il parto, ci sentimmo ancora con Gabriella per aggiornarci sul procedere degli eventi e salutarci, ma ad un certo punto i contatti scemarono fisiologicamente. Anni dopo, iniziai ad operare come collaboratrice alla didattica al Corso di Laurea in Ostetricia, presso la Clinica Ostetrica di Torino, e un giorno mi si avvicinò una ragazza minuta che si presentò e mi chiese se mi ricordavo di lei…Si trattava di Sara, che nel tempo aveva maturato l’idea di fare il mio stesso mestiere! Che sorpresa e che  piacere! Il fatto che quell’evento potesse aver così profondamente influenzato le sue scelte mi aveva davvero colpita. Trascorso altro tempo, in cui di Sara avevo nuovamente perso le tracce, squillò il mio telefono: era lei, questa volta in attesa di un bimbo, che mi chiedeva se potevo assisterla nel suo parto in casa…Che meraviglia! Sara ha partorito splendidamente la sua piccolina, Elena. Con noi c’erano anche la mamma di Sara e Ada, una giovanissima ostetrica, poichè per me è consuetudine ormai portare le giovani leve quando assisto a domicilio, per trasmettergli quel poco che posso di un’esperienza così singolare. Quante donne! Naturalmente anche Carlo, il compagno di Sara, era presente e molto coccolato da tutte noi…A poco a poco il resto della famiglia si è aggiunto alla festa: eravamo davvero tanti!

Questa storia mi pare perfetta sia per raccontare di me e della mia professione che per offrire alle donne una prospettiva diversa sull’ esperienza di parto, che può essere vissuta con pienezza, rispetto e sicurezza anche nell’ambiente intimo, calmo e rassicurante della loro casa.