Un fratellino? Per ora no…

La contraccezione post parto rappresenta spesso un argomento difficile da trattare con la donna e/o la coppia. Dopo la nascita di un bimbo la quotidianità subisce cambiamenti importanti, così che il ritorno ad una vita sessuale normale può incontrare ostacoli e disagi, per diversi motivi. Sul piano fisico, comunque sia avvenuto il parto, la donna ha bisogno di una fase di recupero più o meno prolungata, o di momenti di riposo ripetuti nel corso delle 24 ore, mentre può darsi che emotivamente abbia difficoltà a rientrare in un ruolo diverso da quello materno, assorbente di per sè e tendenzialmente totalizzante almeno per i primi mesi di vita del bambino. L’impegno richiesto dall’accudimento del neonato e dall’allattamento si aggiunge al carico di incombenze quotidiane, il che non predispone per un ritorno rapido alle abitudini precedenti. In ogni caso, quando l’attività sessuale riprende si pone il problema contraccettivo: una nuova gravidanza può sempre insorgere a breve distanza da quella appena conclusa, e non è detto che sia desiderata. Nella fase di allattamento esclusivo al seno è molto probabile che il ciclo mestruale non ricompaia fino a quando inizia la riduzione delle poppate, benchè un certo numero di donne ricominci a mestruare con una certa regolarità a breve distanza dal parto.

Quale metodo anticoncezionale scegliere? La maggior parte delle coppie opta per il preservativo, molte decidono di “fare attenzione”, che tradotto significa coito interrotto (per nulla sicuro!).

E’ possibile controllare la propria fertilità utilizzando l’amenorrea da lattazione (LAM) nei primi sei mesi dopo il parto, cioè l’assenza di mestruazione come indice di inattività delle ovaie. Secondo quanto riportato dal sito SaPeRiDoc, sulla base degli studi compiuti essa presenta un indice di fallimento inferiore al 2%.

Per considerare il metodo affidabile, l’allattamento al seno deve essere completo, cioè una condizione in cui il bambino non riceve alcun liquido o solido tranne il latte materno (allattamento esclusivo), o riceve, oltre al latte materno, non più di due bocconi al giorno di vitamine, minerali, acqua, succo o farmaci (allattamento praticamente esclusivo).
Il metodo LAM è applicabile se sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni:

  • il bambino ha meno di 6 mesi
  • si alimenta esclusivamente al seno
  • succhia almeno 6 volte il giorno (l’intervallo tra le poppate deve essere inferiore a 4 ore)
  • succhia almeno una volta di notte (l’intervallo tra le poppate notturne deve essere inferiore a 6 ore)
  • non si sono verificate perdite di sangue dalla fine della ottava settimana dopo il parto

Se anche solo una di queste non è presente, il metodo perde efficacia! Ciò significa far ricorso a sistemi differenti.

Dopo una gravidanza la spirale (o IUD) può rappresentare una buona soluzione: la inserisce il ginecologo ad almeno due mesi dal parto, l’utero la tollera bene, la sua durata è elevata (anni) e non richiede accorgimenti particolari; può aumentare anche in maniera consistente il flusso di sangue durante la mestruazione, perciò occorre fare attenzione alle anemie. La sua presenza evita l’annidamento dell’uovo eventualmente fecondato, alterando le condizioni ambientali all’interno dell’utero. La pillola a basso dosaggio può essere utilizzata in fase allattamento, bloccando l’ovulazione, ma certo tutte le sostanze introdotte nell’organismo materno passano nel latte, in misura maggiore o minore. Il diaframma vaginale può rappresentare una buona soluzione per le donne che preferiscono sistemi più in sintonia con l’esigenza di non alterare le funzioni naturali del corpo: è un metodo di barriera, cioè impedisce agli spermatozoi di raggiungere l’utero. Si tratta di una cupoletta di silicone circondata da una molla, si inserisce in vagina al momento del rapporto e va rimosso circa sei ore dopo. Lo si utilizza con una crema spermicida, per aumentarne la sicurezza, non si avverte la sua presenza, dura anni (basta lavarlo dopo l’uso) e permette di disporne nel momento in cui serve. L’ostetrica e/o il ginecologo devono prescrivere la misura più adatta ad ogni donna e insegnarle ad usarlo correttamente. Esiste poi anche la possibilità di utilizzare metodi naturali, non consigliabili dove sia necessario evitare la gravidanza in senso assoluto, che si basano sull’attenta osservazione dei fenomeni ciclici del corpo legati alla mestruazione: il calcolo dei giorni fecondi e l’analisi del muco vaginale collegato con l’ovulazione (metodo della temperatura basale e metodo Billings); necessitano però di una buona base informativa e di un periodo di apprendimento prolungato, perchè di non facile applicazione.

La cosa davvero importante è mettere a fuoco le proprie esigenze attraverso un dialogo sereno all’interno della coppia, in cui si analizzano tutte le componenti della questione e si decide insieme la soluzione migliore, parlandone con un operatore sanitario che possieda le competenze per farlo.

 

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