La cura della salute: quando inizia?

Difficile dare una risposta a questa domanda, ma un aiuto ora ci viene dall’epigenetica, una branca della biologia che studia gli effetti dell’ambiente sull’espressione dei geni nella persona, effetti che possono essere anche ereditati dai discendenti. Per intenderci: è possibile che cause ambientali di varia natura (molto probabilmente anche psichiche) modifichino il modo con cui i geni contenuti nelle cellule fanno funzionare l’organismo umano, con conseguenze potenzialmente negative, come l’insorgere di malattie che si possono ripresentare in egual modo nei figli. Se la scienza ci sta dimostrando questa possibilità, possiamo immaginare quanto sia importante, fondamentale, preparare adeguatamente il terreno perchè una vita nascente possa beneficiare in futuro di un buono stato di salute, stabile e protratto nel tempo. In questa direzione lavora da decenni un medico ricercatore di fama internazionale, Michel Odent, classe 1930, pioniere del parto non medicalizzato già dagli anni ’80 del secolo scorso. Nel 1985, Odent ha creato il Centro di ricerca sulla Salute Primale di Londra, che studia gli effetti a lungo termine sulla salute dell’uomo del “periodo primale”, quella fase della vita che inizia con il concepimento e comprende il periodo fetale, il momento del parto, quelli immediatamente successivi, le prime interazioni con la madre, fino a tutto il primo anno di vita. L’ipotesi alla base delle ricerche è che le modalità con cui si svolgono queste fasi hanno rilevanti effetti a lungo termine sull’equilibrio psico/fisico del bambino e, più tardi, dell’adulto. Il Centro riunisce e collega le ricerche che in tutto il mondo hanno messo in relazione ciò che succede durante il periodo primale e lo stato di salute nella vita adulta. Per approfondire il loro significato, è interessante leggere l’intervista a Odent condotta da Gabriella Ferrari dell’ANEP (Associazione Nazionale Educazione Prenatale):

D. Dottor Odent, ci potrebbe spiegare cosa intende quando dice che la nostra salute si costruisce in gran parte nella vita fetale?

R. Una volta c’era l’abitudine di imputare tutto alla genetica a ai fattori ambientali dopo la nascita del bambino. Oggi è diverso. Sappiamo, per esempio, che l’espressione dei geni è in gran parte influenzata dall’ambiente intrauterino: in determinate condizioni certi geni possono restare in silenzio mentre altri si attivano, inoltre nei geni possono avvenire anche delle modificazioni. In tutti i campi della ricerca sulla salute esistono numerosi studi che comprovano la connessione tra la malattia negli adulti e la vita prenatale. Faccio alcuni esempi.Nell’ambito della neurologia sono state compiute delle ricerche, su persone affette dal morbo di Parkinson, che hanno individuato fra i fattori di rischio il fatto di avere vissuto la propria esperienza prenatale durante un’epidemia di pertosse. Nell’oncologia si è scoperto che sono più a rischio di cancro alla prostata coloro le cui madri hanno avuto delle eclampsie. La dietologia ha rilevato che gli adulti le cui madri hanno sofferto la carestia in gestazione sono soggetti maggiormente portati all’obesità. La cardiologia ha scoperto una interessante correlazione tra vita intrauterina e malattie della riproduzione.Gli studi e le ricerche sono ormai numerosissimi e non è possibile ignorarli.
La priorità nel campo della salute dovrebbe essere rivolta alla salute, sia fisica che psichica, della donna in gravidanza.

Per ulteriori approfondimenti: http://www.primalhealthresearch.com/

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