L’assistenza al parto nelle strutture pubbliche è GRATUITA!


Da tempo raccolgo testimonianze di donne e colleghe circa esperienze di assistenza al parto in strutture pubbliche dietro compenso corrisposto a ostetriche dipendenti delle stesse. Recentemente mi è stata segnalata la spesa considerevole di 1500 euro sostenuta da alcune donne, ma le tariffe possono variare tra i 500 e addirittura i 3000 euro!!

Vorrei fare chiarezza su una situazione così spinosa eppure ancora molto radicata a livello nazionale, perchè da ostetrica mi rammarica molto l’idea che una donna pensi al suo parto in questi termini: è come se in certe situazioni passasse il ragionamento che se non paghi non ottieni assistenza. Il fenomeno è da tempo talmente diffuso che ormai, dove si manifesta, viene ritenuto “normale”, al punto che mi sono persino sentita chiedere da amiche e conoscenti quanto denaro mi sembrava giusto dare alla collega che avrebbe assistito al parto, perchè la medesima, a domanda su quale fosse il suo compenso, aveva risposto “faccia lei”… Faccia lei? Forse è il caso di affidarsi a quanto stabilisce la legge: responsabile diretta dell’assistenza al parto, nelle strutture pubbliche, è l’équipe presente in turno nel momento in cui la donna partorisce. La responsabilità è talmente personale che non può essere nessun altro a compilare la cartella clinica, l’attestato di nascita e tutti i documenti previsti dalla routine. Questo per poter ricostruire con certezza eventuali mancanze nell’assistenza in caso di eventi avversi o, al contrario, scagionare del tutto gli operatori. Nessun altro può intervenire quindi sulla scena del parto, a nessun titolo; al massimo, può essere accettata ed autorizzata dal personale in turno la presenza di un operatore di fiducia della donna (amico o libero professionista), che resta al suo fianco ma senza interferire con le procedure messe in atto da chi la assiste. Questione economica: le strutture pubbliche sono per loro stessa natura gratuite, fatto salvo il pagamento del ticket nelle condizioni in cui è previsto, e il parto sicuramente non rientra tra queste. Gli operatori sanitari non medici, se dipendenti a tempo pieno non possono esercitare altre attività; lo possono fare se dipendenti part-time al 50%, ma mai all’interno della struttura da cui dipendono, a parte singole situazioni molto specifiche, e solo dietro autorizzazione della Direzione Sanitaria e se l’attività che vorrebbero praticare all’esterno non è in concorrenza con quella praticata all’interno. Per intenderci: non si possono assistere parti fuori se li si assiste già dentro, per ovvi motivi… Dunque, la richiesta di denaro si configura sicuramente come illegittima ed illegale, perciò mi pare giusto e necessario “fare cultura” intorno ad una questione che coinvolge il benessere delle donne in un momento cruciale per la loro vita, e il loro diritto ad ottenere un’assistenza sempre adeguata negli ospedali del Servizio Sanitario, chiunque sia in turno. Da ultimo, questo andazzo penalizza fortemente le ostetriche libere professioniste, che non godono delle tutele derivanti dal lavoro dipendente, fatturano i compensi e pagano le tasse correlate…

 

Franca Fronte

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