Paterno,materno…

Gravidanze, parti, nascite, donne, neonati…e i padri, gli uomini, l’altra metà del cielo non sempre li consideriamo con sufficiente attenzione, forse anche per la loro frequente tendenza a restare in disparte, a delegare, a pensare che tutte queste siano “cose da donne”. Ricordo tuttavia un’inchiesta di alcuni anni fa, da cui emergeva come in Italia le donne stesse siano in realtà ancora molto ancorate all’idea che i padri abbiano meno competenze nella gestione dei figli, sul piano pratico e ancora di più su quello emotivo. Una corposa pubblicazione del 2006, assai interessante, dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), dal titolo “Diventare padri in Italia – Fecondità e figli secondo un approccio di genere”, scaricabile dalla rete, offre a chi ha voglia di spulciarla un quadro vasto ed esauriente dei molteplici aspetti della questione, però qui mi piace l’idea di proporre la lettura di una riflessione paterna (anche se questo papà parte avvantaggiato per la sua formazione, ma non è scontato che un pedagogo arrivi a farla)… ; )

Ruoli e Compiti di coppia

Uno dei temi attorno al quale si sviluppano le attuali dinamiche di coppia nelle famiglie con figli è l’assegnazione di Compiti genitoriali ed il riconoscimento dei Ruoli genitoriali.

I Compiti genitoriali sono le “cose da fare” quando si ha un figlio. Va chiarito che non ci sono compiti maschili o femminili, ci sono soltanto “cose da fare” e nell’accettazione e comprensione profonda di questo concetto elementare può risiedere una svolta decisiva nel futuro delle famiglie.

Cambiare un pannolino, pulire un culetto, liberare un nasino, preparare un biberon, alzarsi di notte, fare un bagnetto, portare un figlio alle vaccinazioni, mettere una suppostina – potremmo continuare per ore a fare una lista infinita – sono cose che sanno fare sia le mamme che i papà. E’ probabile che le mamme lo faranno accarezzando il piccolo e cantando loro una canzoncina, mentre è possibile che i padri sfrutteranno le loro manone grandi e accoglienti per far sentire sicuri i loro bambini, facendo loro smorfie e rumorini simpatici per distrarli e farli divertire, è possibile cioè che i papà abbiano un stile differente da quello della mamma. Quello che è certo è che tutti e due sono egualmente bravi ed efficaci nel prendersi cura dei loro piccoli.

I Ruoli invece sono l’immagine simbolica che i genitori cercano di trasmettere ai loro figli e anche quella che involontariamente fanno “passare” ai loro bimbi. Il Ruolo che i genitori assumeranno saranno frutto di dinamiche di coppia, della cultura e della formazione di ciascun genitore, dell’influenza che l’ambiente in cui i genitori si sono formati ha insegnato loro e dell’inevitabile condizionamento che ha su di loro l’ambiente in cui la famiglia vive.

Ci saranno famiglie con Ruoli affettivi prevalentemente assunti dalla madre e Ruoli normativi assunti dal padre, ci saranno famiglie invece dove si farà sentire di più l’atteggiamento autoritario della madre mentre il padre si ritaglierà uno spazio più dedicato al gioco e alle coccole. Ci saranno famiglie a Ruoli paritetici o interscambiabili, insomma, ogni famiglia cercherà un proprio equilibrio ed avrà tanto più successo, quanto più la scelta di questi Ruoli sarà condivisa da entrambi i genitori e quanto più ciascun genitore lavorerà con impegno e dedizione per affermare la propria figura  e con altrettanto impegno e dedizione cercherà – con ogni suo gesto ed ogni sua parola – di affermare e legittimare la figura dell’altro genitore.

Prendersi la responsabilità del proprio Ruolo genitoriale significa prendersi cura del mondo affettivo del proprio figlio che è costituito da una mamma ed un papà. Ciascun genitore deve contribuire a costruire, legittimare ed illuminare costantemente ambedue questi mondi.

Credo che chiarire la differenza tra Ruoli e Compiti possa aiutare le coppie a non cadere in dinamiche fallimentari.

La confusione tra Ruoli e Compiti può portare a vedere assegnati tutti i Compiti genitoriali alle mamme, in forza di una non ben chiara inclinazione naturale alla maternità, perché quello è il loro Ruolo, oppure perché un papà certe cose non le può fare sennò svilisce la propria autorità coi figli, perché non è portato, oppure perché assumendo certe mansioni gli sembra di dar prova di poca virilità, insomma perché non è il suo Ruolo.

Sono figli di questo fraintendimento culturale le occupazioni totali del campo da parte delle madri-tutto-fare e la sostanziale latitanza dei padri al quale fa comodo non assumersi incarichi onerosi.

Il rischio che si corre è di avere mamme esauste e poco efficaci e papà che si perdono l’occasione di vivere e assistere alla crescita dei figli e quindi di diventare e sentirsi padri. Le coppie di mamme esauste e di padri che non fanno i padri, hanno molte possibilità di andare in crisi.

Federico Ghiglione

http://www.professionepapa.it

Un papà al passo con i tempi

Papà durante il parto o no? Se ne dibatte dagli anni ottanta, e ancora siamo qui a farci questa domanda, a dare risposte, ciascuno la sua, per non parlare degli “esperti”, che oggi dicono si perchè, domani no perchè, dopodomani si ma a condizione che… Ma davvero è questa la domanda? Non sarà che ci si deve chiedere molto tempo prima tanto altro: un uomo vuole diventare padre? E quando, e con chi? E quante volte? Un figlio dovrebbe essere frutto del desiderio di stare insieme e condividere il pasto come gli assilli della quotidianità, della disponibilità a destinare una parte di sè all’altro, in questo caso un essere dipendente per lungo tempo dalle nostre attenzioni, cure, emozioni; della serenità che deriva dal potergli dare anche quanto di materiale gli serve per vivere. Una donna se lo porta dentro, un figlio; un padre si deve accontentare, per qualche tempo, dell’idea di quel figlio, veicolata dalla sua compagna ma tangibile nel momento in cui la presenza del piccolo si rivela in qualche modo: i primi movimenti, l’ecografia, la pancia che aumenta di volume e, finalmente, la nascita.

Esserci in tutti questi momenti, come uomo, a me pare non solo naturale, ma necessario per proseguire il cammino faticoso che ci fa diventare genitori: l’istinto materno non è innato, tantomeno quello paterno, e il ruolo genitoriale si apprende, nasce e cresce con il bambino-figlio che prima è un pensiero, poi diventa parte di sè, in seguito parte a sè. Una famosa antropologa del secolo scorso, Margaret Mead, definì la paternità come pura “invenzione sociale”, quindi come comportamento da apprendere, mentre per le donne ipotizzò che fossero madri “a meno che si insegnasse loro a negare l’istinto materno”.
Non so chi abbia ragione, ma la figura paterna nel nostro mondo complesso e variegato è sicuramente quella che si sta trasformando (e lo deve fare!) con maggiore evidenza, e che ha bisogno di ripensarsi più faticosamente. A me piace pensare a una donna che diventa madre avendo accanto un uomo presente, affettuoso, disponibile, capace di rinunciare a qualcosa per mettersi sempre in gioco, sia massaggiandole la schiena durante il parto che cambiando il pannolino al pupo, condividendo tutti i momenti della vita quotidiana e giocando, leggendo un libro, cantando una canzone al bimbo che è anche parte di sè. Ma certo questo dipende anche da noi come donne, dalla nostra capacità di scegliere un compagno adeguato anche a questo compito, al passo con i tempi insomma…