La pubertà maschile

Al pari della pubertà femminile, quella maschile sembra essere scomparsa dal lessico comune, eppure un bambino transita con vigore e intensità fisica ed emozionale verso l’età adulta passando proprio da questa “strettoia”, in cui si canalizzano gli sconvolgimenti che in pochi anni ne trasformano le fattezze, spesso disorientando loro stessi, con la finalità di renderli adatti alla riproduzione.

Anche nei maschi, i primi segni di pubertà possono comparire con estrema variabilità anche se con ritardo rispetto alle femmine: dai 9 ai 13 anni circa, mediamente intorno agli 11-12, ma per capire quanto possa essere diverso il percorso basta pensare alla grande differenza di sviluppo staturale e muscolare osservabile in una classe di prima media; elementi quali l’etnia di appartenenza, il clima, l’alimentazione, le abitudini di vita, fattori genetici possono influenzare in maniera consistente tappe e durata dello sviluppo.

Alla base del fenomeno, l’attivazione di organi e apparati ad opera di sostanze chimiche potenti, gli ormoni sessuali maschili. Il primo segno evidente è la crescita dei testicoli (a volte accompagnato da dolenzia), il cui aumento stimola a sua volta anche la crescita del pene e degli organi accessori interni (prostata, etc), fino ad arrivare all’eiaculazione, cioè l’emissione di sperma contenente spermatozoi, elementi fecondanti. Caratteristiche di questa fase iniziale sono le cosiddette polluzioni notturne, emissioni involontarie di liquido durante il sonno, che possono già verificarsi a 9-10 anni (prima che inizi la produzione spermatica).

L’attivazione dei bulbi piliferi produce la comparsa di peluria alla base del pene, che col tempo si infittisce e si estende alle ascelle e al torace; stesso fenomeno compare anche sul labbro superiore e sul mento, iniziando a “disegnare” barba e baffi; i lineamenti del viso si fanno più marcati per via dello sviluppo scheletrico peculiare del maschio.
Anche le ghiandole sudoripare si attivano, mutando l’odore del corpo ( e ben lo avvertono le madri quando aprono il potabiancheria… : ). L’ispessimento delle corde vocali produce un cambio di tonalità della voce, che diventa meno acuta.

Il fisico inizia a farsi più massiccio, con incremento della massa e della forza muscolare, ma nell’insieme i fenomeni di maturazione genitale si svolgono in un arco di tempo che può andare da uno a tre-quattro anni, in cui lo sperma si arricchisce progressivamente di spermatozoi.

In questo periodo può comparire anche un lieve rigonfiamento mammario, che scompare in seguito. Struttura scheletrica e muscolare subiscono trasformazioni profonde e caratteristiche del sesso maschile.

Gli spermatozoi, a differenza delle uova femminili, si formano in continuazione nei testicoli per tutta la vita, pur se in numero variabile (massimo tra 20 e 25 anni), per poi decrescere con il trascorrere del tempo. L’intero processo che porta alla maturazione di uno spermatozoo dura circa 70 giorni, ma nel testicolo sono contemporaneamente presenti gli spermatozoi in tutti gli stadi di crescita, per cui un uomo è sempre fertile: un dialogo aperto tra genitori e ragazzo è fondamentale per renderlo consapevole delle sue potenzialità, fin dall’infanzia, e preservarlo da esperienze che possono cambiare il corso della sua esistenza (gravidanze indesiderate della compagna, malattie a trasmissione sessuale).

Le delicate strutture dell’apparato genitale maschile sono particolarmente sensibili all’azione di sostanze quali alcool, droghe, fumo di sigaretta, che possono danneggiare sia la qualità che la quantità di spermatozoi prodotti. Il fumo inoltre, riduce il calibro dei vasi sanguigni e altera ben presto la normale erezione del pene. I ragazzi che praticano sport devono essere messi in guardia rispetto alle sostanze anabolizzanti, che potrebbero allettarli per aumentare la massa muscolare ma causare gravi danni a vari livelli. Pantaloni e slip molto aderenti possono produrre irritazioni da sfregamento ai testicoli e aumentarne la temperatura, danneggiandoli.

Già durante lo sviluppo nell’utero materno le strutture corporee del bambino possono subire danni consistenti legati all’azione di sostanze tossiche ambientali, purtroppo spesso inevitabili, o introdotte dalla madre (alimenti poco sani, fumo, alcool, droghe). E’ di fondamentale importanza evitare il più possibile di aggravare la tossicità dell’organismo della mamma, perchè attraverso la placenta passano pressochè tutte le sostanze chimiche.

I maschi tendono a diventare più introversi rispetto alle ragazze, e ad allontanarsi maggiormente dalla figura materna, rifiutando frequentemente con vigore quel contatto fisico che fino a poco tempo prima mostravano invece di apprezzare…ma questo momento così carico di emotività può aprire la strada a complicità nuove, a dialoghi mai intessuti, a nuovi modi di stare insieme, nel rispetto del bambino che sta viaggiando veloce verso l’uomo.

Per approfondire:

https://intornoallanascita.com/2012/04/04/dal-neonato-alluomo-la-salute-al-maschile/

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Le malattie a trasmissione sessuale

Le malattie sessualmente trasmesse (MST) sono un certo numero, e com’è intuibile si propagano da un individuo all’altro attraverso la pratica sessuale, dunque il contatto tra genitali o orogenitale. Rappresentano la prima causa di infezione nei paesi occidentali e sono in costante aumento, complici il mutamento dei costumi sessuali, i frequenti cambi di partner e l’omissione di misure preventive. Nessuno si sottrae, in tal caso:  uomini e donne, di ogni etnia ed età, ma in particolare i giovani risultano molto più esposti, essendo maggiormente propensi ai rapporti a rischio per carenza di informazioni adeguate, dialogo pressochè assente in famiglia e in ambito scolare, difficoltà ad elaborare e rendere fruibile per sè stessi quanto trovano in rete o sulle riviste.

Le donne, in mancanza di trattamento pagano spesso un prezzo molto elevato in termini di salute: i microrganismi responsabili possono risalire lungo l’apparato genitale e causare sterilità (occludendo le tube) o aumentare l’evenienza di gravidanze extrauterine, determinare la comparsa di tumori del collo dell’utero, favorire l’insorgenza della sindrome infiammatoria pelvica. Durante la gravidanza, invece, ne possono derivare problematiche di varia natura, così come durante e dopo il parto, a carico di mamma e/o neonato. Anche la fertilità maschile può venire comunque compromessa.

Si possono distinguere le MTS in tre categorie fondamentali: a trasmissione sessuale quasi esclusiva (infezione da clamidia, sifilide, gonorrea, tricomoniasi, herpes genitale, papilloma virus), a trasmissione sessuale non esclusiva (HIV/AIDS, epatiteB, citomegalovirus, prostatite batterica), a trasmissione sessuale poco frequente (candidosi ed epatite C).

Queste malattie sono assai spesso asintomatiche, o possono presentare scarsi sintomi, mal definiti, di lieve intensità. Facilissimo sottovalutare le prime avvisaglie, altrettanto non far ricorso a una consulenza medica, di conseguenza il trattamento terapeutico viene frequentemente ritardato, o neppure iniziato. L’asintomaticità, però, non difende il partner dal contagio, dunque è necessario effettuare controlli periodici se si assumono comportamenti a rischio. I sintomi più comuni, maschili e femminili, sono dolori addominali, dolore durante l’emissione dell’urina, sintomi simili a quelli influenzali, febbriciattola o febbre alta, perdite genitali anomale, arrossamento genitale con prurito, bruciore, formicolio, dolore, comparsa di pus nelle zone genitali.

L’unico modo modo certo per non contrarle è evitare i rapporti a rischio, o almeno utilizzare il preservativo, maschile o femminile, in tutti i tipi di contatto (vaginale, anale o orale). La protezione è efficace contro l’HIV, la gonorrea, la clamidia, la tricomoniasi e la sifilide. Per l’herpes e il papillomavirus il livello di protezione è più basso, potendosi trasmettere tramite il contatto con zone cutanee infette prossime agli organi genitali.

Evitare di condividere rasoi, spazzolini, pettini, aghi, siringhe, e assicurarsi che parrucchieri, tatuatori ed estetiste usino strumenti sterilizzati sono misure di cautela supplementari.

Se si ha un dubbio, è fondamentale condividerlo con il proprio medico, un ginecologo, un consultorio, un ambulatorio ospedaliero. Un’ostetrica è sempre in grado di fornire informazioni corrette e indirizzare appropriatamente la persona . Quasi tutte le MTS sono curabili in maniera definitiva, se il trattamento viene effettuato al più presto.
Scoprire di avere contratto un’infezione sessualmente trasmissibile è sempre motivo di turbamento, ma non deve far venire meno la responsabilità verso gli altri: informare al più presto le persone con cui si hanno avuto rapporti negli ultimi 6 mesi, affinché si sottopongano ai test e alle eventuali cure, è un comportamento di fondamentale correttezza, per evitarne l’ulteriore propagazione.

Ma la prevenzione è ancora meglio!!! ; )

***  Per approfondire, un link facilmente comprensibile e completo:

http://bancadati.informagiovanipiemonte.it/schede-orientative/schede/1676/malattie-trasmissione-sessuale#Come_prevenirle

L’endometriosi

Condizione che ricorre nella vita di molte donne, l’endometriosi segnala la presenza anomala di endometrio, cioè il particolare tessuto di rivestimento ciclico della cavità uterina, in altre parti del corpo dove non dovrebbe trovarsi. Riguarda circa il 10% delle  europee e incide a volte pesantemente sulla qualità della loro vita. Può colpire a partire dalla prima mestruazione o anche, raramente, durante l’infanzia: l’endometrio è soggetto all’azione degli ormoni femminili che regolano il ciclo mestruale, quindi ogni mese si modifica secondo una sequenza caratteristica (*), ma se lo stesso fenomeno avviene altrove la questione si fa seria, per via dei piccoli strati che si sfaldano non solo nell’utero (producendo la perdita di sangue mestruale), ma anche su ovaie, tube, intestino, vagina, vescica o addirittura polmoni. La conseguenza è un sanguinamento interno nella zona interessata, con reazione irritativa che può portare a infiammazioni croniche e infezioni, formazione di cicatrici, aderenze tra tessuti ed è una delle prime tre cause di sterilità femminile. Spesso è dolorosa, specie durante il ciclo mestruale, con comparsa anche di febbre, ma a volte fastidiosa in maniera continua. Se è coinvolto l’intestino il dolore si presenta al passaggio delle feci. Altri sintomi, sempre con andamento ciclico: dolore durante o dopo l’atto sessuale, aborti spontanei ripetuti, affaticamento cronico, periodi di stitichezza alternati a diarrea. Se è coinvolta la vescica possono essere quelli tipici della cistite,anche con incontinenza ma senza infezioni apparenti.

La ricorrenza ciclica è un elemento determinante per sospettarne la presenza: piccole emorragie nasali, urinarie o intestinali che compaiono in fase mestruale devono insospettire.

Difficile spiegare questo fenomeno, sulla base delle attuali conoscenze: diffusione di piccoli frammenti di endometrio per via linfatica o sanguigna? O attraverso le tube, nella cavità addominale, unitamente all’azione di sostanze tossiche ambientali che favorirebbero l’impianto anomalo? O a seguito di interventi addominali eseguiti per vari motivi (parrebbe accertata la disseminazione di frammenti di endometrio dopo apertura della cavità uterina)? Un’alterazione genetica? Anomalie del sistema di produzione ormonale o di quello immunitario? Lo stress? O tutte queste ipotesi?

Terapie definitive per la cura non ce ne sono ancora, ma è possibile mettere in atto alcuni accorgimenti per limitarne l’insorgenza, i sintomi e l’aggravamento, riservando alle situazioni più gravi interventi più importanti, farmacologici o chirurgici. Diversi studi scientifici hanno dimostrato l’utilità di una corretta alimentazione, ricca di frutta e verdure possibilmente biologiche, povera di carni rosse, insieme all’apporto di omega-3 (contenuti soprattutto nell’olio di lino, nelle noci, nel pesce, in particolare salmone, sgombro, sardine e acciughe) e con limitazione della caffeina. Il mantenimento di un peso corporeo normale permette di eliminare il tessuto adiposo in eccesso, in cui si depositano ormoni che possono accentuare il problema. Sostanze che si ritiene possano aumentare molto il rischio di endometriosi e di peggioramento dei sintomi sono i pesticidi agricoli, i farmaci e gli ormoni somministrati agli animali di allevamento (che si ritrovano nella carne e nei latticini) e gli zuccheri in eccesso. Una moderata e continuativa attività fisica aerobica favorisce il riequilibrio circolatorio e pare influenzare positivamente la sintomatologia.

Mirare alla riduzione dello stress con la pratica di esercizi di rilassamento, respirazione diaframmatica e pratiche di meditazione riduce la produzione di sostanze chimiche potenzialmente in grado di alimentare i sintomi e la progressione dell’endometriosi.

L’agopuntura parrebbe avere un effetto di contenimento dei sintomi e di freno sulla progressione, insieme ad interventi erboristici mirati (su indicazione medica specifica!).

Una sostanza che recentemente ha mostrato di esercitare effetti positivi, secondo uno studio giapponese, è il picnogenolo, potente antiossidante estratto dalla corteccia di una varietà di pino marittimo.

Varie ricerche hanno ipotizzato tuttavia che la contaminazione di embrioni femminili nell’utero materno con sostanze dette interferenti endocrini possa disturbare l’espressione di alcuni geni deputati alla corretta formazione dell’apparato genitale, determinando perdita e disseminazione di cellule endometriali fuori della cavità uterina. In particolare, un’eccessiva esposizione alla diossina (contenuta anche nei grassi animali) pare aumentare la probabilità che si verifichi endometriosi o aumentare la gravità di quella già presente. Di certo un’attenzione aumentata verso l’ambiente esterno e corporeo in cui la gravidanza si sviluppa non può che aiutare i meccanismi naturali a svolgersi correttamente: molti studi sono in corso, ma chi può escludere che parte delle possibili cause ipotizzate agiscano in epoca embrionale?

(*) https://intornoallanascita.com/2013/10/05/la-mestruazione/

Storia di un piccolo uovo

Ovulo, ovocita, uovo in definitiva, anche se umano…significa che nel corpo di una donna sono contenute centinaia di migliaia di microscopiche uova, del tutto simili alle più conosciute uova di gallina, delle dimensioni di una capocchia di spillo (l’unica cellula umana visibile a occhio nudo!) potenzialmente pronte per generare un nuovo essere, se vengono “colonizzate” da uno spermatozoo. Ma ciò a cui non si pensa mai è che una donna è prima bambina, e prima ancora neonata, che prima ha soggiornato per mesi nell’utero materno, originando a sua volta da un ovulo, in un flusso continuo di vita. Si potrebbe sostenere che quell’uovo è l’origine dell’umanità, quando fa comunella con lo spermatozoo, ma di più non si può dire…

Ebbene, se questo elemento microscopico è il nucleo fondamentale del genere umano, occorre riflettere su come viene trattato: l’ambiente di vita e di lavoro condiziona fortemente la salute della persona, e se il maschio inizia a produrre spermatozoi durante l’adolescenza, proseguendo per tutta l’esistenza ma generandone sempre di nuovi, le uova femminili si formano a partire dal quinto mese di sviluppo fetale, all’interno delle due piccole ovaie, restando sempre quelle, in modo tale che nella fase riproduttiva della donna la disponibilità è di alcune centinaia di migliaia, la maggior parte delle quali andrà incontro a fenomeni progressivi di degenerazione. Si stima che nell’arco della vita solo 300-500 ovociti primari giungano a maturazione completa, durante i cicli mestruali, pronti per essere eventualmente fecondati.

Quindi, avere cura della propria salute adottando stili di vita sani (alimentazione equilibrata, attività fisica, niente fumo nè alcool nè droghe, farmaci solo se strettamente necessari, cosmetici naturali) significa preservare in salute anche questo preziosissimo patrimonio insostituibile e non rigenerabile: quando inizia una gravidanza queste raccomandazioni diventano ancora più importanti, e guardando una neonata, abituiamoci a pensare che dentro al suo pancino sono già contenute due palline che custodiscono la generazione che verrà, perciò cominciamo a costruire per lei le migliori condizioni di vita (allattamento materno, cibi sani dallo svezzamento in poi, farmaci solo se strettamente necessari, creme e oli naturali, etc…).  : )

La diagnosi prenatale: aspettative e realtà

Nascerà sano? La domanda che si affaccia nella mente di tutti quando ha inizio una gravidanza è sottile, spesso evanescente, oppure a volte arriva ad occupare in maniera consistente i pensieri della donna e di chi le sta attorno.

La scienza sembra avere in tasca la risposta per tutto, ma non è così.                 Nel primo trimestre di gestazione viene proposto alla gestante di eseguire test di routine volti a stimare la probabilità di anomalie embrio-fetali: in sostanza, si tratta di prevedere con una certa approssimazione la possibilità che il bambino nasca sano o meno (*).

Procedere all’esecuzione di questi esami significa mettere sul tappeto le proprie riflessioni riguardo a ciò che ci si attende dall’esperienza che si sta vivendo: tutte le donne dovrebbero essere poste nella condizione di dialogare con gli operatori sanitari in merito alla diagnosi prenatale. Innanzi tutto, andrebbe prospettato lo stato attuale delle conoscenze, con possibilità e limiti. E’ evidente che a fronte di una positività o a un dubbio interpretativo dei test di primo livello sarà necessario approfondire le indagini, ma vi sono situazioni in cui le donne/coppie, ragionato su questi elementi, decidono di non effettuare alcun esame. Capita quando i riferimenti valoriali del singolo prevedono l’accettazione serena di qualunque possibilità. Di questo occorre tenere conto, ferma restando la necessità assoluta di una informazione completa e corretta.

Al contrario, ci si può imbattere in situazioni in cui nessuna indagine arriva a placare le ansie materne riguardo alla salute del nascituro. Le donne dovrebbero essere aiutate a mettere sul piatto della bilancia ansie, timori, aspettative, desideri, risposte possibili e realistiche, ma anche ad ascoltare il proprio sentire profondo, ciò che avvertono intimamente.

Quando ho iniziato la mia prima gravidanza, una vaga domanda ha transitato nella mente, per lasciare il posto alla convinzione che il bambino non potesse che nascere sano, e con la seconda ho sperimentato le medesime percezioni: l’ecografia morfologica è stata sufficiente a trasmettermi la dimensione di “normalità” del bambino che portavo in grembo. Credo fosse implicita l’accettazione di qualunque esito, se analizzo a posteriori quella condizione. Ma certo non tutti siamo uguali, pertanto occorre consentire a chiunque la riflessione e la libera scelta.

L’impiego delle tecniche di diagnosi prenatale consente di identificare alcune patologie che interessano il feto su base genetica, infettiva, iatrogena (causata da farmaci) o ambientale. Allo stato attuale è possibile individuare soltanto determinate anomalie, anche se la ricerca sta facendo grandi passi avanti e ci permette di guardare al futuro con maggiori prospettive. Ma cosa è davvero possibile rilevare attraverso queste tecniche? Per esempio alcune patologie malformative multifattoriali, anomalie cromosomiche e malattie geniche di cui si conosca lo specifico difetto (perchè presente nella storia famigliare), o la presenza del genoma di agenti infettivi (es. Citomegalovirus, Herpes simplex, Varicella Zooster, Rubeovirus, HIV, Toxoplasma gondii, Parvovirus).

Per sondare le condizioni embrionali e/o fetali si può ricorrere ad esami del sangue più o meno sofisticati, indagini ecografiche con apparecchiature ad alta risoluzione nei casi dubbi, prelievo di liquido amniotico o di villi coriali (cellule della placenta embrionale).

Sappiamo però che moltissimo si può fare sul piano della prevenzione: stile di vita sano (che escluda fumo, alcool e droghe), alimentazione ricca di frutta, verdura e legumi, integrazione con acido folico nel periodo precedente la ricerca di una gravidanza (da proseguire per tutto il primo trimestre quando si resta incinte), ricorso all’uso di farmaci soltanto in caso di reale e stringente necessità, condizioni di vita e lavoro rispettose dello stato di salute della persona (uomo o donna), misure atte ad evitare di contrarre determinate malattie infettive, monitoraggio e cura della propria salute, specie se si ha intenzione di cercare una gravidanza, individuazione delle donne a rischio di incorrere in una gravidanza complicata (diabetiche, ipertese, affette da malattie croniche di varia natura, etc), sono tutte misure di enorme importanza.

Per alcune coppie può essere necessaria la consulenza genetica, prenatale quando in famiglia siano presenti malattie a possibile trasmissione ereditaria, o in corso di gravidanza.

Quando la gravidanza è avviata, l’attenzione ai bisogni fisici ed emotivi della gestante, i controlli regolari, le norme igieniche suggerite da chi la segue, la selezione delle donne a rischio e il loro invio a strutture adeguatamente attrezzate per la singola situazione rappresentano tappe fondamentali per una buona prevenzione delle problematiche di salute del nascituro.

Non tutto si può prevedere e prevenire, però, e di questo occorre essere consapevoli, mettendo in conto anche quel margine di imprevedibilità che è parte ineludibile dell’esistenza stessa…

(*) per approfondimenti sul TEST INTEGRATO: http://www.oirmsantanna.piemonte.it/site/dipartimenti/ostetricia-e-neonatologia/485.html

Mamme baby: un fenomeno in crescita

Sugli schermi italiani ha transitato per un breve periodo un film dal titolo “17 ragazze”, ispirato a una vicenda reale accaduta in Massachussets, dove nel 2008 un certo numero di  liceali tra i 16 e i 17 anni decise un bel giorno di farsi inseminare per avere un figlio: 17 di loro riuscirono nell’intento di restare incinte, diventando madri più o meno in contemporanea e con l’idea di creare una comune ideale dove vivere secondo regole e ritmi diversi da quelli sperimentati fino a quel momento. In pratica, una forma di ribellione contro il mondo degli adulti, ma anche molto altro in termini di vuoti emotivi e relazionali. L’evento ovviamente non mancò di sollevare quesiti, riflessioni, approfondimenti su ciò che poteva stare dietro ad una scelta del genere.

Le registe francesi del film hanno collocato in Francia la storia, e la pellicola ha avuto una diffusione piuttosto estesa, dall’India agli USA, generando ovunque dibattito tra adulti e adolescenti. In Italia, invece, la prima reazione da parte della commissione di revisione cinematografica è stata quella di vietarne la visione ai minori di 14 anni, così motivata: “visto il clima di suggestione fra i ragazzi e i comportamenti estremamente trasgressivi, in particolare le scene di pericolo alla guida, la scena di abuso del fumo in condizioni particolari di salute e le difficoltà con la gestione del proprio comportamento evidenziano la possibilità di emulazione ai minori non in grado di elaborare il senso profondo del film che risulta invece particolarmente adatto ad un pubblico più adulto in grado di coglierne il significato profondo”. Il provvedimento è stato poi revocato in extremis dalla Commissione d’Appello della censura, ma fa pensare il fatto che la prima reazione sia stata quella di omettere, nascondere, evitare…Tralasciamo il fatto (non secondario!) che i nostri bambini e adolescenti vedono quotidianamente ogni sorta di nefandezza esposta senza ritegno su riviste e schermi, senza che commissioni censorie si pongano il problema della loro “emulabilità”. Insomma, nell’anno di grazia 2012 in questo Paese non riusciamo ancora ad accettare l’idea che i giovani abbiano una vita sessuale, anche molto precoce; il risultato è che a tutt’oggi i ragazzi restano del tutto sprovvisti di quel bagaglio educativo/informativo indispensabile per viverla in consapevolezza e sicurezza, che nè la famiglia nè la scuola nè altre entità variamente assortite provvedono a fornire. Conseguenze a breve termine: gli aborti tra le minorenni sono lontani dal diminuire, le malattie a trasmissione sessuale sono in costante aumento e le statistiche registrano un aumento di gravidanze portate avanti tra le adolescenti, a cui certo non è estraneo il fenomeno migratorio, che porta con sè diversi atteggiamenti culturali nei confronti della maternità . Ogni anno le giovani minorenni che partoriscono sono circa 11mila: il 95% di loro è in possesso solo del diploma di licenza media e soltanto i due terzi circa dei loro compagni riconosce il bambino. E’ evidente come questa sia una condizione di estrema fragilità, legata all’immaturità fisica ed emotiva della giovane mamma, alla sua limitata capacità di accudimento a tutto tondo del bambino e alla precarietà della coppia che si viene eventualmente a formare. Buona parte di loro ha alle spalle un vissuto di disagio famigliare, ma una percentuale piuttosto alta (corca il 40%) non ha fatto nulla per evitare la gravidanza, anzi.

Anche le conseguenze a medio-lungo termine non sono da sottostimare: infertilità maschile e femminile prodotta dalle infezioni e dagli aborti ripetuti, patologie varie a carico dell’apparato genitale, instabilità sia dei nuclei famigliari che dell’emotività dei figli di baby madri.

Si è svolto da poco ad Atene il convegno internazionale della Società Europea di Contraccezione e Salute Riproduttiva, che ha evidenziato un paradosso: crescono complessivamente le coppie infertili, ma è boom di baby-mamme. L’Italia occupa inoltre una posizione particolare in questo panorama, perché di figli se ne  fanno sempre meno e sempre più tardi. Delle 360mila pillole del giorno dopo vendute in Italia, quasi il 55% viene utilizzato dalle under 20. Ogni anno sono circa 10mila le gravidanze indesiderate in questa fascia di età. La scarsa informazione è unanimemente riconosciuta alla base del fenomeno (!). Se ne deduce che ben altre risorse dovrebbero essere riservate alla prevenzione del disagio sociale e agli interventi di educazione sessuale.

Che fare? Dialogo, attenzione verso il mondo in cui i nostri bambini prima e adolescenti poi sono immersi, ai suoi messaggi verbali e visivi, che vanno elaborati insieme senza paura di sbagliare: meglio aprire una riflessione in più che evitarla, provare a creare quella serenità di scambio ideale ed emotivo fondamentale per offrire strumenti di consapevolezza ( e spesso costruirne noi stessi di nuovi! ) a chi sta crescendo e fatica ad interpretare un mondo così complesso. Sarebbe triste se passasse il messaggio che una maternità possa riempire vuoti lasciati dalla famiglia e dalla società…

E se da soli ci sembra di non farcela, chiedere aiuto! : ))

Per approfondire:  rapporto PICCOLE MAMME di Save the Children

Nascere prima del tempo: il bimbo prematuro

Nove mesi, nove lune, ma non sempre…Nascere prima del tempo è frequente, sempre di più dove il disagio sociale è forte, per motivi diversi (un ruolo importante è rappresentato dai fattori infettivi) e non sempre individuabili, su cui si sta facendo lentamente chiarezza attraverso studi e ricerche. Si definisce prematura una nascita che avviene, spontaneamente nella maggior parte dei casi, ma anche per la necessità di interrompere la gravidanza per motivi materni o fetali, tra la 20ma e la 37ma settimana completa di gestazione. Questa evenienza interessa in Italia il 6,5% circa di tutte le gravidanze, costitutendo ancora oggi la causa principale di mortalità e morbilità (conseguenze negative) nel periodo perinatale anche dove le cure sono avanzate.  Con trattamenti adeguati, tuttavia, attualmente la prognosi risulta buona per i neonati che abbiano completato almeno le 26 settimane di sviluppo intrauterino, più che buona per gli altri, a meno che a determinare l’interruzione della gravidanza siano state particolari condizioni di patologia materna (ipertensione, gestosi, diabete non controllato, etc): in tal caso vanno sommati gli effetti della prematurità con quelli che hanno determinato la nascita pretermine.

Quel che è certo è che nascere troppo presto rappresenta un’incognita importante per la vita futura del neonato, che necessita di cure appropriate gestite nei luoghi giusti, adeguatamente provvisti di strumentazione e personale molto competente, formato per riconoscere e trattare precocemente le situazioni di rischio potenziale. La gravidanza va seguita con attenzione, individuando tutte le condizioni che possono portare all’anticipo della nascita e trattandole per tempo e quando possibile con le terapie più opportune: questo rappresenta sicuramente il primo e fondamentale fattore preventivo. Un occhio di riguardo va rivolto alle condizioni lavorative della donna, richiedendo nelle situazioni a rischio l’astensione immediata dal lavoro. Quando si profila l’eventualità di un  anticipo del parto, poi, l’intervento più efficace consiste nell’effettuare il “trasporto in utero”, cioè nel trasferire la donna presso un centro di alto livello, più attrezzato per far fronte alla nascita del bambino prematuro. Altra misura essenziale di prevenzione è quella di somministrare alla mamma dosi standard e ripetute di un farmaco cortisonico, capace di accelerare la maturazione polmonare del feto in tempi molto brevi, per ridurre la possibilità di complicanze respiratorie nelle fasi successive alla nascita, che rappresentano uno dei problemi principali di questi neonati.

Un neonato prematuro deve completare il suo sviluppo fisico al di fuori del rassicurante ambiente uterino, senza trascurare quello psichico. Già da alcuni anni è stata avanzata l’ipotesi che fattori nutrizionali e psicologici materni possano avere un ruolo importante nel parto pretermine, in assenza di altri elementi patologici chiaramente rilevabili. La condizione di stress che ne deriva potrebbe certamente minare la regolare prosecuzione della gravidanza e dello sviluppo fetale, attraverso modificazioni dell’equilibrio chimico nell’organismo della donna, capaci di ridurre l’ossigenazione fetale e di scatenare la comparsa di contrazioni uterine incontrollabili o attivando meccanismi in grado di alterare lo stato di salute generale della madre. Per questo è davvero importante che una gravidanza si svolga in condizioni di serenità, buona nutrizione, riposo frequente man mano che procede, attentamente controllata da persone esperte e capaci di potenziare le risorse psichiche e fisiche della donna. Una nascita prematura si può e si deve prevenire quando possibile, mettendo in campo tutti gli strumenti per garantire a mamma e neonato le cure più appropriate quando diventa inevitabile.

In ogni caso un bimbo prematuro richiede cure più attente, sia per consentirgli di completare correttamente lo sviluppo biologico naturale, sia per fornirgli precocemente gli stimoli giusti per attivare le risorse cerebrali capaci di prevenire danni futuri, sia sul piano motorio che su quello cognitivo. Studi molto interessanti in materia sono stati condotti da Glenn Doman, fisioterapista statunitense di cui è possibile reperire in biblioteca numerose pubblicazioni, che ha elaborato la Teoria dell’Organizzazione Neurologica e un metodo di stimolazione sensoriale finalizzato a favorire la continuità dello sviluppo cerebrale, quando sia stato interrotto o compromesso. Questo approccio è stato poi reso applicabile a tutti i bambini, per favorire il loro sviluppo cognitivo in ambiti diversi, o semplicemente  insegnargli l’amore per la conoscenza. Le sue teorie sono state anche oggetto di critica, e a mio parere vanno valutate con equilibrio, senza cadere nell’eccesso, ma certo il principio di base che considera il cervello infantile come organo altamente plastico e “modellabile” attraverso interventi appropriati ha un fondamento biologico indiscutibile.

IL METODO CANGURO

Il contatto pelle-a-pelle prolungato, l’alimentazione al seno e la dimissione precoce dall’ospedale del neonato prematuro, sono i fondamenti del metodo mamma canguro. Alcuni studi hanno evidenziato che è preferibile, per rispettare il ciclo fisiologico di sonno e di digestione del bambino nato prematuro, che le sedute di marsupio terapia abbiano una durata di almeno due ore ognuna, da ripetere anche più volte al giorno. Naturalmente, quando non sono disponibili incubatrici da alternare alla posizione canguro, il piccolo deve restare ininterrottamente a contatto epidermico con la mamma (che può essere aiutata alternandosi con il papà o coi nonni del neonato). Inizialmente questo metodo era destinato all’assistenza dei bimbi prematuri o sottopeso alla nascita nei Paesi in via di sviluppo (vedi benefici). Oggi la KMC è praticata anche nei Paesi industrializzati e viene suggerita anche per i bimbi nati a termine, per stimolare l’allattamento materno e favorire un’eccellente relazione madre-figlio, con grandi vantaggi per la salute e la serenità di entrambi. La Kangaroo Mother Care fin dal momento della nascita, attenua il brusco distacco dalla mamma causato dal parto, e aiuta la mamma a sviluppare competenza e sicurezza nell’accudimento del proprio bimbo. 

(tratto dal sito:  http://www.piccolipassiprematuri.it/indexI.htm)

ww.prematuri.it/

http://www.prematuri.com/