Piccola riflessione sulla vita

Quanto il caso decide della nostra esistenza…

Ho ricevuto questa mail da un’amica: la invia dal Madagascar sua figlia, giovane medico (nè “bamboccione” nè “choosy”…) che ha deciso di dedicarsi a progetti assistenziali nel terzo mondo e da alcuni anni si sposta in aree derelitte del pianeta, sgobbando da mattina a sera e pure la notte se necessita, in cambio di pochi spiccioli ma ricavando una immensa gratificazione da ciò che fa…Credo sia necessario e importante condividere la sua testimonianza, perchè non riguarda solo sè stessa, ma anche una fetta di umanità sofferente, soprattutto donne e bambini, che affronta ogni minuto la sfida di sopravvivere nonostante tutto, e spesso non ce la fa.

Così, ogni volta che ci viene da lagnarci basterà pensare che il caso ha deciso per noi: se fossimo nati dove si trova ora Giulia, il nostro destino sarebbe stato ben diverso…

Un pensiero di gratitudine a Giulia e a chi, come lei, non si limita a guardare, ma prova a vedere quel che succede attorno a sè…

Ecco qua:

Ciao a tutti
Un attimo di calma, domenica mattina… ho gia visitato i bambini che sono venuti in ambulatorio oggi e ho controllato come stavano quelli ricoverati. Ne abbiamo dovuto ricoverare uno per malaria complicata e anemia severa.
Adesso ho una mezzoretta di tranquillità e ne approfitto per scrivere.
Il tempo qui è ancora caldo, ma si alternano delle piogge tropicali che abbassano all’improvviso la temperatura, soprattutto la notte.
Così qualche giorno fa mi sono presa un bel raffreddore… ed ora faccio a gara con i bambini a chi ha il moccolo più lungo!
Sono stata tutta la settimana a lavorare alla pediatria, e devo dire che mi piace molto. In fondo i bambini restano sempre degli esserini innocenti vittime delle conseguenze della povertà estrema.
Qui le famiglie dei villaggi sono molto molto povere. L’ospedale non fa pagare ai bambini le medicine né l’ospedalizzazione, ma chiede solo una cifra simbolica di 300 Ariary a bambino per tutto: visita medicine eventuale ricovero. (sono circa 12 centesimi di euro). Pensate che c’è gente che non riesce a permetterselo. Sono davvero immersi nella miseria, possiedono qualche straccio che portano addosso e null’altro. Sono sempre sporchi perché vivono in capanne di paglia e dormono per terra sulle stuoie.
Quando rimangono in ospedale ricoverati spesso non hanno neanche un cambio di vestiti e per tutto il tempo che sono qua non si possono lavare o cambiare i vestiti. L’ospedale fa davvero quello che può, ma non può permettersi di vestire o lavare i vestiti di tutti, altrimenti ci sarebbe una richiesta enorme di queste prestazioni da una grande parte della popolazione limitrofa e non potrebbe permetterselo.
Focalizza le sue energie e risorse sull’acquisto di medicinali e sul miglioramento delle prestazioni. Ieri c’è stata una bellissima festa in cui siamo stati coinvolti.
In questi ultimi mesi l’ospedale ha lavorato assieme ad un progetto dell’organizzazione mondiale della sanità sulle fistole vescico-vaginali. Il direttore dell’ospedale si è reso disponibile per imparare la tecnica chirurgica per la riparazione delle fistole. L’OMS ha pensato alla formazione tecnica dei chirurghi, che ha mandato in un ospedale in bangladesh ad imparare, e al fornire tutto il materiale necessario per gli interventi, così che non ci siano costi aggiuntivi sull’ospedale.
Il medico direttore ha già operato 20 malate e ieri era il momento delle prime dimissioni.
Per l’occasione sono state invitate tutte le più alte cariche della zona per condividere i successi del progetto e per aiutare le donne nel loro reinserimento sociale.
Durante la festa è stato presentato un video con interviste ai medici e alle pazienti. Sono state presentate storie di vita davvero toccanti.
Questa patologia è conseguenza di problemi che si verificano durante il parto. Quasi tutte le donne partoriscono in casa e le complicanze sono frequentissime. Un travaglio prolungato può essere la causa dello sviluppo delle fistole. Il che significa essere condannate ad incontinenza urinaria.
Rimangono sempre bagnate e di conseguenza sono sempre accompagnate da un odore sgradevole. Nessuno vuole più starci accanto e spesso se sono sposate vengono abbandonate dai lori mariti. Sono stigmatizzate perché ovunque vadano tutti si rendono conto che sono malate e automaticamente si escludono dalla società. Sono costrette ad una vita da emarginate.
Le storie sono tutte tristissime, alcune di loro si portano avanti la malattia da più di vent’anni.
Ed ora anche se operate dovranno affrontare la gente e cercare di togliersi di dosso la stigmata che hanno avuto per anni… e chissà magari imparare un mestiere e ricominciare!
E’ bellissimo avere la possibilità di vedere quanta gente sia coinvolta e quanta gente sia impegnata a dare il massimo per il prossimo.
Io sono qua e cerco di alleviare il lavoro dei medici… e poi ho l’opportunità di essere spettatrice di tanta bontà e solidarietà sociale.
Come dice un’amica che lavora qui da tanti anni… “dobbiamo fare molta attenzione quando introduciamo con prepotenza le nostre soluzioni e i nostri aiuti internazionali… rischiamo di rompere quell’importantissima rete di solidarietà che esiste ancora tra la gente e che gli permette di sopravvivere, con o senza di noi.”
Con questo vi saluto.
Un abbraccio e alla prossima
Giulia

 

Foto: National Geographic 

Piccola storia bambina

“Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete.
Il guerriero non è chi combatte,
perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.
Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri.
È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi,
di chi non può provvedere a sé stesso
e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.”
Toro Seduto

Dunque, Toro Seduto (classe 1831), capo Sioux che seppe suonarle al colonnello Custer nella famosa battaglia di Little Big Horn, così si esperimeva a proposito dei bambini… : (

Noi oggi, cittadini di uno Stato che è un pezzo limitatissimo di pianeta, tendenzialmente siamo portati a pensare che i nostri bambini vivano una condizione tutto sommato felice, in cui la privazione materiale (quella estrema, che riguarda invece i coetanei di altri continenti) non entri a far parte della loro vita, perciò…questa ci pare una sufficiente ragione di benessere.  Storicamente, i bambini sono stati oggetto di ogni sorta di sopruso, e attualmente non è cambiato granchè in buona parte del mondo. In Italia certo tanti progressi si sono avvicendati, sul piano sanitario, nutrizionale, educativo, ma moltissimo resta da fare, e il percorso si presenta lungo anche per il sopraggiungere di nuovi scenari sociali: la crisi economica con conseguente riduzione drastica delle risorse, l’aumento del divario tra chi ha e chi non ha, l’immigrazione con i suoi elementi variegati di integrazione o “fatica” culturale. Il peso di questi disagi grava soprattutto sui bambini, perchè inconsapevoli e dipendenti dagli adulti: le statistiche di Telefono Azzurro parlano chiaro, denunciando un importante malessere psichico (e con la crisi anche fisico…) che avrà ripercussioni forti sulla loro vita futura.

Un bel lavoro di ricerca condotto in questi anni ha prodotto un libro interessante: Bambini d’Italia,”viaggio per parole e immagini nei mutamenti che hanno interessato la condizione infantile dal 1871 a oggi”, nato dalla collaborazione tra la Società italiana di pediatria (Sip) e l’agenzia Ansa, che racconta per immagini l’essere bambino nell’Italia di ieri e di oggi.

Lo si può scaricare al sito:

http://www.minori.it/news/un-libro-la-storia-dei-bambini-ditalia

Una traccia di riflessione, per rincuorarci su ciò che è stato fatto ma spronarci su quanto resta da fare… : )