Parlare di sesso con i bambini


“Il mio bambino non ha mai chiesto nulla sul sesso”…”Mia figlia è ancora troppo piccola“…”Ha altro a cui pensare”…”Non è ancora ora”…”Ho paura di incoraggiare atteggiamenti precoci”…”Non so da dove incominciare”…”Mi mette in imbarazzo“…”Ci penserà la scuola“…”Ooh, ma tra amici ne parlano!I giovani ormai sanno tutto!”…”Quando sarà adolescente, magari…” Quante volte ho ascoltato queste frasi, e tante altre, alcune molto rassicuranti per l’adulto che le pronunciava, altre espressione di un disagio che affonda radici nell’infanzia, quando certi argomenti nemmeno si potevano sfiorare senza generare silenzi, reazioni sorprese o scomposte, chiusura. Difficile, difficilissimo parlare di sesso con i bambini, con gli adolescenti poi…e bisogna vedere se a 15 anni hanno ancora voglia di parlarne con mà e pà, perchè se prima di allora non si è mai toccata la questione, figurati dopo!! Un documento (*) approvato recentemente dall’organizzazione Mondiale della Sanità, stilato da un gruppo internazionale di esperti in ambito educativo e diffuso in Europa, finalizzato a diffondere standard comuni riguardo alla promozione della salute sessuale, sta facendo molto discutere per alcuni contenuti piuttosto espliciti (sui quali ognuno è ovviamente libero di esprimere le sue perplessità). Comunque la si consideri, la faccenda scotta sempre, va detto: ma crea difficoltà soprattutto in famiglia, con i propri figli, per proseguire con la scuola, dove trovare insegnanti disposti ad affrontare in maniera aperta discorsi sulla sessualità non è affatto semplice e, perchè no, persino con operatori sanitari (medici, ginecologi, ostetriche) che teoricamente dovrebbero avere meno inibizioni… Perchè? Risposta essenziale: se si perpetua un atteggiamento di evasione, da genitori a figli, dove e quando mai si potrà pensare di mettere a disposizione di bambini e ragazzi (e adulti, eh?) una sana informazione, che rappresenti la base per scegliere consapevolmente, responsabilmente quando, con chi e come vivere le proprie esperienze sessuali, naturali e ovvie tappe dell’esistenza umana? Contare sugli scambi tra loro diventa pericoloso: vero che circolano tante informazioni, ma molto confuse e difficili da usare, quando non sono sbagliate! Intendiamoci, non è una colpa del singolo: il problema è che se una società esclude un elemento così fondamentale e complesso della vita dalla vita stessa, a partire dall’infanzia, crea le condizioni per gli abusi su donne e bambini, le gravidanze indesiderate, la sessualità violenta, le malattie a trasmissione sessuale, le distorsioni squallide che sono sotto gli occhi di tutti, bambini compresi! Il genitore medio vive nell’illusione che tutto ciò sia distante dalla vita di un piccino, invece non è così: televisione, riviste, edicole che espongono qualunque cosa, pannelli pubblicitari, discorsi stessi degli adulti condotti con noncuranza, magari in apparente “codice” e pieni di sottintesi, tanto i bimbi non capiscono. NON CAPISCONOOO!? Accidenti se capiscono, e imparano così in fretta che se solo intuiscono il disagio di mamma o papà, si guardano bene dal porre domande: l’ultima cosa che un bambino desidera è vedere sul viso delle figure essenziali della sua vita espressioni poco rilassate… Le domande, SE avranno l’opportunità, le faranno a qualcun altro. Eccone alcune, rivolte a me durante gli incontri con bambini di seconda elementare: “io so che mamma e papà fanno uno scambio, che c’è un passaggio da mamma a papà, ma come succede questo?”, “quanto tempo passa da quando papà da il seme alla mamma a quando comincia a formarsi il bambino?”, “d’accordo, ci vuole un seme del papà e un uovo della mamma, ma tutte le volte che c’è un passaggio nasce un bambino?”, “il bambino nella pancia dorme, ascolta, mangia?”, “come fa a respirare?”, “perchè muoiono alcuni bambini nella pancia?”, “se la mamma sta male, sta male anche il bambino?”, “come fa a uscire dalla pancia?”, “è vero che certe donne e certi uomini non possono avere bambini?”, “se si rompe il sacchetto dove c’è il bambino, come fanno a nascerne altri?”…Questi piccini han formulato domande così complesse a soli 7 anni, perchè nella loro mente c’è già moltissimo, assorbito nel tempo dall’ambiente circostante!! E se non trovano nessuno che risponda? Ancora? Il genitore di un tredicenne pensa mediamente che la propria creatura abbia sì curiosità, ma superficiali, non ancora proprio così avanzate…Ecco le domande di tredicenni di scuole medie periferiche con cui porto avanti da anni un progetto di educazione alla sessualità: “da dove viene il bisogno di avere rapporti tra due donne?”, “vorrei sapere come si fa a passare da un organo genitale maschile a uno femminile, cioè il nome dell’operazione”, “perchè il pene diventa duro quando si guarda una donna nuda?”, “perchè quando si ha un rapporto sessuale lo sperma esce solo dopo vari movimenti?”, “se si hanno rapporti durante le mestruazioni si resta incinte?”, “se durante il rapporto il maschio urina che succede?”, “cos’è la circoncisione e perchè si fa?”, “che cos’è l’eiaculazione precoce?”, “a che età si può prendere il viagra?”, “il clitoride può diventare duro?”, “il petting di solito si fa prima del rapporto, ma cosa si deve fare esattamente?”, “vorrei approfondire l’argomento sulle precauzioni da prendere”, “come fanno a fare sesso gay e lesbiche?”, “com’è la posizione a coccinella?” (a questa non ho saputo rispondere, lo confesso!)… Credo che se leggessi a un gruppo di genitori di tredicenni tutto ciò dovrei prevedere almeno qualche malore in sala (e non ho riportato proprio tuuutto!). Potrei andare avanti per alcune pagine, ma sono tutte domande piene di sanissima curiosità, senza malizia, che servono a capire i misteri della vita e a collocare la sessualità in maniera normale nella propria esperienza, ricavando strumenti per gestirla con resposabilità e gratificazione…ma se nessuno risponde, che fine fanno? Si cercano altrove, le risposte, e mica sempre sono quelle giuste. Allora, come se ne esce? Pensando che fin dalla nascita un essere umano è sessuato: è maschio o femmina, il suo corpo è fatto di tante parti, i genitali necessitano da subito di essere toccati per tenerli puliti, e a un certo punto il pupo scopre di averceli. Come fino a quel momento ha esplorato il resto del suo corpicino, così fa con la “patatina” (la vulva!) e il “pisellino” (il pene!). E quando inizia a parlare, chiede: come funziona questo, e quello, e da dove sono venuto, e poi come è stato possibile, ed ecco che l’adulto incomincia a tremare. Quando ho seguito un bellissimo corso di formazione sessuologica, il docente ha pronunciato una frase che mi è rimasta stampata nella mente: “parlare di sesso con i bambini, o con chiunque, deve essere percepito come qualcosa di semplice, come descrivere la ricetta della torta di mele“. Proprio così: il pene o la vulva sono pezzi di un insieme al pari di tutti gli altri, delicati e intimi però, da trattare con cura, tenere puliti, imparare a lavare da soli. E poi sono davvero singolari, perchè servono per “fabbricare” altri bambini. E qualunque domanda può rappresentare il punto di partenza per spiegare cose nuove, educare alla diversità e al rispetto, stimolare il desiderio di saperne di più. I bambini vogliono risposte veloci e comprensibili, però: non dilungarsi è importante, perchè se chiedono “da dove sono uscito” la risposta deve essere stringata (“dalla vagina della mamma, un canalino speciale che sta tra le gambe””, ad esempio). Può essere che gli basti così, al momento, come può darsi che vogliano approfondire. Prepararsi non è un male: qualche bel libro consultato in biblioteca e poi insieme a loro aiuta tanto, e la maggior parte dei genitori scova qualcosa che non sapeva (non si finisce MAI di imparare)!! A questo link si possono trovare tanti bei libri: –  http://www.uppa.it/rubriche/cultura/libri-e-lettura/educazione-sessuale-bibliografia-ragionata Molti studi dimostrano che un dialogo aperto e sereno tra genitori e figli ritarda l’inizio delle esperienze sessuali, produce capacità di riflessione e rende i giovani più consapevoli di ciò che vogliono fare, del tipo di partner e di relazione che desiderano, delle possibili conseguenze di una sessualità vissuta senza affettività e senza precauzioni. In fondo, i timori di un genitore sono legati proprio a questi elementi della faccenda… Ora, si impone preparare gli ingredienti per una bella torta di mele, e parlando ad alta voce concentrarsi sulla descrizione dei passaggi, dalla farina all’estrazione dal forno, cioè fare esercizio per passare a qualche altro argomento… ; ))

(*)  –  http://www.bzga-whocc.de/?uid=20c71afcb419f260c6afd10b684768f5&id=home

La pubertà maschile

Al pari della pubertà femminile, quella maschile sembra essere scomparsa dal lessico comune, eppure un bambino transita con vigore e intensità fisica ed emozionale verso l’età adulta passando proprio da questa “strettoia”, in cui si canalizzano gli sconvolgimenti che in pochi anni ne trasformano le fattezze, spesso disorientando loro stessi, con la finalità di renderli adatti alla riproduzione.

Anche nei maschi, i primi segni di pubertà possono comparire con estrema variabilità anche se con ritardo rispetto alle femmine: dai 9 ai 13 anni circa, mediamente intorno agli 11-12, ma per capire quanto possa essere diverso il percorso basta pensare alla grande differenza di sviluppo staturale e muscolare osservabile in una classe di prima media; elementi quali l’etnia di appartenenza, il clima, l’alimentazione, le abitudini di vita, fattori genetici possono influenzare in maniera consistente tappe e durata dello sviluppo.

Alla base del fenomeno, l’attivazione di organi e apparati ad opera di sostanze chimiche potenti, gli ormoni sessuali maschili. Il primo segno evidente è la crescita dei testicoli (a volte accompagnato da dolenzia), il cui aumento stimola a sua volta anche la crescita del pene e degli organi accessori interni (prostata, etc), fino ad arrivare all’eiaculazione, cioè l’emissione di sperma contenente spermatozoi, elementi fecondanti. Caratteristiche di questa fase iniziale sono le cosiddette polluzioni notturne, emissioni involontarie di liquido durante il sonno, che possono già verificarsi a 9-10 anni (prima che inizi la produzione spermatica).

L’attivazione dei bulbi piliferi produce la comparsa di peluria alla base del pene, che col tempo si infittisce e si estende alle ascelle e al torace; stesso fenomeno compare anche sul labbro superiore e sul mento, iniziando a “disegnare” barba e baffi; i lineamenti del viso si fanno più marcati per via dello sviluppo scheletrico peculiare del maschio.
Anche le ghiandole sudoripare si attivano, mutando l’odore del corpo ( e ben lo avvertono le madri quando aprono il potabiancheria… : ). L’ispessimento delle corde vocali produce un cambio di tonalità della voce, che diventa meno acuta.

Il fisico inizia a farsi più massiccio, con incremento della massa e della forza muscolare, ma nell’insieme i fenomeni di maturazione genitale si svolgono in un arco di tempo che può andare da uno a tre-quattro anni, in cui lo sperma si arricchisce progressivamente di spermatozoi.

In questo periodo può comparire anche un lieve rigonfiamento mammario, che scompare in seguito. Struttura scheletrica e muscolare subiscono trasformazioni profonde e caratteristiche del sesso maschile.

Gli spermatozoi, a differenza delle uova femminili, si formano in continuazione nei testicoli per tutta la vita, pur se in numero variabile (massimo tra 20 e 25 anni), per poi decrescere con il trascorrere del tempo. L’intero processo che porta alla maturazione di uno spermatozoo dura circa 70 giorni, ma nel testicolo sono contemporaneamente presenti gli spermatozoi in tutti gli stadi di crescita, per cui un uomo è sempre fertile: un dialogo aperto tra genitori e ragazzo è fondamentale per renderlo consapevole delle sue potenzialità, fin dall’infanzia, e preservarlo da esperienze che possono cambiare il corso della sua esistenza (gravidanze indesiderate della compagna, malattie a trasmissione sessuale).

Le delicate strutture dell’apparato genitale maschile sono particolarmente sensibili all’azione di sostanze quali alcool, droghe, fumo di sigaretta, che possono danneggiare sia la qualità che la quantità di spermatozoi prodotti. Il fumo inoltre, riduce il calibro dei vasi sanguigni e altera ben presto la normale erezione del pene. I ragazzi che praticano sport devono essere messi in guardia rispetto alle sostanze anabolizzanti, che potrebbero allettarli per aumentare la massa muscolare ma causare gravi danni a vari livelli. Pantaloni e slip molto aderenti possono produrre irritazioni da sfregamento ai testicoli e aumentarne la temperatura, danneggiandoli.

Già durante lo sviluppo nell’utero materno le strutture corporee del bambino possono subire danni consistenti legati all’azione di sostanze tossiche ambientali, purtroppo spesso inevitabili, o introdotte dalla madre (alimenti poco sani, fumo, alcool, droghe). E’ di fondamentale importanza evitare il più possibile di aggravare la tossicità dell’organismo della mamma, perchè attraverso la placenta passano pressochè tutte le sostanze chimiche.

I maschi tendono a diventare più introversi rispetto alle ragazze, e ad allontanarsi maggiormente dalla figura materna, rifiutando frequentemente con vigore quel contatto fisico che fino a poco tempo prima mostravano invece di apprezzare…ma questo momento così carico di emotività può aprire la strada a complicità nuove, a dialoghi mai intessuti, a nuovi modi di stare insieme, nel rispetto del bambino che sta viaggiando veloce verso l’uomo.

Per approfondire:

http://intornoallanascita.com/2012/04/04/dal-neonato-alluomo-la-salute-al-maschile/

La pubertà femminile


Termine quasi scomparso dal lessico quotidiano, pubertà, eppure non possiamo fare a meno di considerare questa parentesi fondamentale della vita di un individuo, specie quando i cambiamenti che in essa avvengono sono così vistosi, se non altro per comprenderne meglio anche gli intensi aspetti emotivi collegati.

Dunque, per pubertà si intende la fase biologica di mutamenti fisici attraverso i quali passa il corpo di un bambino per assumere le caratteristiche di quello adulto, essenzialmente rivolti a garantirne la riproduzione. Questo processo comporta davvero grandi sconvolgimenti a vari livelli, inclusi mutamento dell’umore e sviluppo delle pulsioni sessuali, per effetto di una attivazione chimica imponente che porta alla produzione di ormoni sessuali. La trasformazione più marcata è connessa con l’inizio dell’attività delle ghiandole sessuali, che si manifesta nella ragazza attraverso il fenomeno visibile della prima mestruazione o menarca (*).

Le differenze fisiche tra maschi e femmine fino a questo momento sono limitate quasi esclusivamente all’ apparato genitale esterno; con la pubertà sopraggiunge invece lo sviluppo di notevoli difformità riguardo a dimensioni, forma, composizione e funzione di strutture e sistemi del corpo, ma la trasformazione più evidente, per le ragazzine, riguarda le cosiddette caratteristiche sessuali secondarie, come la crescita dei peli sul pube e delle mammelle, l’aumento di volume delle grandi labbra, l’allargamento del bacino e l’inizio del ciclo mestruale.

Il processo puberale nelle femmine inizia prima che nei maschi, pur se con grande variabilità individuale in relazione all’ambiente, all’etnia, alle condizioni socio-economiche e anche psicologiche.

All’inizio del secondo decennio della vita, la maggior parte delle ragazze sviluppa caratteri secondari e matura la capacità riproduttiva, aumentando di statura e consolidando l’apparato scheletrico. La prima manifestazione dello sviluppo puberale interessa lo sviluppo mammario, con comparsa di piccole protuberanze (bottoni mammari) nell’area del capezzolo, a volte dolenti, che rappresentano il “nucleo” della ghiandola mammaria, da cui originerà la mammella per effetto dell’influenza ormonale. In parallelo, dai bulbi piliferi situati sul pube e nel cavo ascellare inizia a comparire la peluria, il grasso corporeo si ridistribuisce “al femminile” e per effetto di una aumentata attività delle ghiandole sebacee può comparire l’acne, localizzata in particolare sul viso e spesso fonte di disagio.

In alcune situazioni si verifica una pubertà anticipata (prima degli 8 anni), che può incidere sul ritmo di crescita e compromettere la normale evoluzione dell’altezza finale, ad esempio, oppure non avere alcuna influenza su di essi. Una valutazione medica appropriata consente di stabilire se i processi di maturazione stanno avvenendo comunque in maniera normale o è necessario intervenire per correggerli.

Prima dei 9 anni possono comparire piccole perdite ematiche cicliche simili alle mestruazioni, che spesso cessano lasciando spazio alle altre modificazioni puberali che avvengono alla normale età. In questi casi si effettua soltanto un attento controllo periodico della bambina, per rilevare un eventuale passaggio ad una pubertà anticipata.

Si definisce invece ritardata quando non vi è comparsa dei segni di maturazione puberale fino a 13-14 anni; può verificarsi anche un ritardo o mancata comparsa del menarca quando sia già ultimato lo sviluppo puberale. In entrambi i casi, il più delle volte la ragazza non presenta alcuna patologia, e si riscontrano spesso precedenti famigliari analoghi (la mamma, la nonna).

Molte situazioni di menarca tardivo sono però collegate a deficit nutrizionali o ad una attività fisica intensa (giovani atlete o ballerine). Le abitudini dietetiche acquisite fin dalla prima infanzia e fattori di inquinamento ambientale possono esercitare un’influenza non indifferente sullo sviluppo puberale. (**)

Anche una cura attenta della gravidanza è fondamentale per preparare il terreno di uno sviluppo regolare della neonata, delle sue strutture corporee e dei fenomeni futuri che si verificheranno nel suo organismo: molti studi hanno dimostrato e stanno indagando l’influenza dei fattori ambientali e degli stili di vita sulle fasi di crescita embrionale e fetale e le loro ripercussioni sui delicati meccanismi puberali.

Un’indagine ecografica, innocua e di facile esecuzione, permette di rilevare eventuali anomalie dell’apparato genitale interno della ragazzina e di intervenire in maniera appropriata dove sia nacessario.

Non è difficile, dunque, immaginare il groviglio imponente di emozioni che accompagna questa fase complessa e intensa di passaggio esistenziale: un cambiamento corporeo così rapido e importante non può certo passare inosservato nella mente di quella che prima, sul piano psicosociale e culturale, era una bambina, e in breve tempo acquista le caratteristiche esteriori della donna, con tutti i risvolti collegati a questa condizione. La vicinanza discreta e affettuosa, insieme all’osservazione attenta degli eventuali segnali di disagio, continua ad essere il supporto più grande per aiutare e sostenere l’adulta che verrà, ricordando sempre che anche noi abbiamo vissuto le medesime emozioni, gli stessi sconvolgimenti. Spesso proprio questo momento ci riporta ai conti in sospeso che abbiamo ancora con noi stessi, e magari ci spinge a chiedere aiuto per farli tornare, finalmente… : )

(*) – http://intornoallanascita.com/2013/10/05/la-mestruazione/

(**) – http://www.tuttogreen.it/puberta-sempre-piu-precoce-colpa-dellalimentazione-e-dellinquinamento/

L’ alleanza terapeutica tra donna e ostetrica

Il termine “alleanza terapeutica” appare in numerosi contesti di cura e anche su testi di riferimento legislativo, per indicare quello speciale rapporto che si crea tra curante e assistito e porta alla creazione di un patto condiviso, finalizzato al raggiungimento di un obiettivo comune. In parole semplici, si può definire come un autentico incontro tra le esigenze di entrambi, in cui trovano spazio il dialogo, lo scambio, la domanda e la risposta, la richiesta di professionalità e la disponibilità a fronteggiarla con competenza, rigore, serietà. Nella nostra realtà questo processo prevede anche la stesura di un documento (il consenso informato (*), che testimonia l’avvenuta raccolta delle richieste della persona assistita, l’informazione da essa ricevuta e la conseguente accettazione della proprosta assistenziale.

Nel caso della relazione tra donna e ostetrica, partendo dal presupposto che l’obiettivo è quello di soddisfare il bisogno di salute, che in gravidanza si estende anche al nascituro, il primo passo del percorso consiste nell’ascolto delle richieste, che conduce a stabilire un dialogo.

Come si svolge, nella pratica? Quando vengo contattata da una donna, in genere telefonicamente, inizio a raccogliere la sua necessità di sostegno per mettere a fuoco gli strumenti necessari per fronteggiarla. Abitualmente si concorda un incontro, durante il quale ci si conosce, si stabilisce un primo legame anche emotivo, ci si “annusa” reciprocamente (siamo animali!) e, a poco a poco, si definiscono le posizioni di entrambe. L’ascolto è fondamentale, perchè consente di mettere a punto i passi necessari per risolvere un problema o mettere a punto un percorso assistenziale condiviso. Molto spesso un solo incontro è già risolutivo, per questioni non particolarmente complesse o per consulenze su specifici aspetti della vita o della salute di competenza ostetrico-ginecologica. Altre volte si rende necessario reincontrarsi, per completare un discorso avviato e verificare l’appropriatezza delle soluzioni proposte.

Se la richiesta riguarda l’assistenza in gravidanza e durante il parto, ovviamente il contatto diventa frequente, si intensifica in prossimità dell’evento e prosegue dopo la nascita del bambino, nel sostegno alla nuova condizione. In particolare, se la scelta cade sul parto domiciliare la necessità di informazione sarà molto elevata, ovviamente estesa alla coppia, e da parte dell’ostetrica occorrerà una cura particolare nell’esposizione delle alternative, dei dettagli assistenziali, della scelta del percorso, che contemplerà anche il sondaggio delle motivazioni, dell’accettazione o rifiuto di passaggi tecnici, la messa a punto della documentazione necessaria alla programmazione, la compilazione della cartella ostetrica, la predisposizione di un preventivo di spesa e del consenso informato, un vero e proprio documento in cui risulta tutto quanto è stato espresso dalla professionista, compreso dalla donna e da essa accettatto e sottoscritto. L’importanza di questo documento è davvero enorme per la nostra legislazione, perchè testimonia tutti i passaggi elencati e non può non tenere conto di leggi, regolamenti e, per effetto di un recente decreto, delle linee-guida. Di cosa si tratta? La linea-guida è un insieme di raccomandazioni messe a punto sulla base di conoscenze continuamente aggiornate e ritenute le migliori per garantire che le cure prestate siano appropriate, di elevata qualità e sicure. I sanitari non sono obbligati a metterle in atto, ma fortemente raccomandati a farlo, perchè in caso contario potrebbero andare incontro a serie conseguenze legali.

Facciamo un esempio molto comprensibile: se una donna mi chiede di assisterla a domicilio dopo aver subito un taglio cesareo, la mia posizione di professionista mi impone di informarla circa il fatto che ciò non è consentito dalle linee-guida sul taglio cesareo redatte dall’Istituto Superiore di Sanità, per motivi ben precisi. Sulla base delle conoscenze attualmente disponibili, infatti, questa condizione va gestita solamente in centri ospedalieri che posseggano determinate caratteristiche (**).

Particolarmente importante, dunque, è la serietà con cui l’ostetrica va incontro alle richieste della donna, dal momento che ha obblighi ben precisi, come specificato in un articolo del suo Codice Deontologico: Nell’esercizio dell’attività professionale l’ostetrica/o si attiene alle conoscenze scientifiche e agisce nel rispetto dei principi fondamentali della qualità dell’assistenza e delle disposizioni normative che regolano le funzioni di sua competenza, al fine di assicurare l’appropriatezza, l’equità e la sicurezza delle cure”. In questa frase sono contenuti tutti i principi-guida dell’esercizio professionale, a garanzia di un sostegno non soltanto emotivamente intenso, ma anche tecnicamente rigoroso, l’unico in grado di garantire il miglior risultato per mamma e bambino. Per le donne e per le ostetriche deve essere chiaro che non tutti i desideri possono trovare sbocco nella pratica: il bisogno di cura si deve misurare con le leggi e le linee-guida assistenziali, a meno di accettare un supplemento di rischio che, innanzi tutto, può ripercuotersi anche pesantemente sull’integrità di mamma e neonato, il che è molto grave, ma può assumere risvolti legali ed economici gravosissimi per l’ostetrica, compromettendo sia l’immagine della categoria che la percezione dell’esperienza (interpretata come pericolosa) da parte degli altri operatori sanitari e soprattutto, ed è ciò che più conta, da parte delle donne stesse…

Alleanza terapeutica significa, dunque, partecipazione responsabile al processo terapeutico, in cui la distribuzione del sapere e del potere tra ostetrica e donna consenta a entrambe un’assunzione ragionata e consapevole di responsabilità nei confronti della propria esperienza. E’ davvero qualcosa di grande, che se condotto con la necessaria cura può dare luogo ad un’esperienza di arricchimento prezioso per antrambe, e non solo… : )

 

(*) – http://intornoallanascita.com/2012/10/15/il-consenso-informato-e-le-cure/

(**) – http://intornoallanascita.com/2013/07/10/partorire-dopo-un-cesareo/

Il colostro

Questo liquido denso, giallognolo per l’abbondante presenza di carotene, prezioso e dalla composizione chimica complessa, chiamato anche primo latte, ha un valore speciale per i mammiferi perchè svolge compiti biologici sorprendenti. Prodotto dalle ghiandole mammarie a partire dalle ultime settimane di gravidanza e per alcuni giorni dopo il parto, viene assunto dal neonato durante le prime suzioni: l’attaccamento precoce al seno, possibilmente entro le prime due ore di vita, gli consente di beneficiare da subito delle sue proprietà. Verso il terzo giorno il colostro cambia composizione e, con l’arrivo della montata lattea, diventa  latte di transizione, che serve per abituare gradualmente il neonato al latte definitivo, più completo nei suoi costituenti, che verrà prodotto intorno al decimo giorno. La concentrazione di sostanze biologicamente attive è così elevata che attualmente non si conosce ancora del tutto la composizione completa del colostro, così come quella del latte materno.

Il sistema digestivo del neonato è molto immaturo, e il colostro, assai digeribile, consente di fornirgli sostanze nutritive concentratissime in un volume limitato. Esercitando un lieve effetto lassativo, favorisce l’eliminazione del meconio, sostanza vischiosa presente nell’intestino, e di conseguenza della bilirubina in esso contenuta, sostanza che deriva dalla distruzione dei globuli rossi in eccesso, prevenendo l’ittero neonatale. Cosa contiene il colostro? Un’infinità di sostanze: principalmente acqua, ma in cui sono diluite proteine, vitamina A,  cloruro di sodio, zinco, taurina (sostanza importante per lo sviluppo del sistema nervoso e della retina), lattosio, lisozima (enzima antibatterico), lattoferrina (che facilita l’assimilazione del ferro), citochine (antivirali e antitumorali). Rispetto al latte vero e proprio, risulta molto più ricco di proteine, di sali minerali e meno carico di zuccheri, grassi e potassio. Per questo motivo tampona la disidratazione a cui il bimbo andrà incontro e durante la quale avrà bisogno di parecchi sali minerali. Le proteine contenute nel colostro gli forniscono particolari anticorpi (ad esempio le immunoglobuline A o IgA), sostanze antimicrobiche che vanno a rivestire le pareti intestinali  e rappresentano la prima barriera sia dall’aggressione di germi e virus sia dalla penetrazione di sostanze estranee che potrebbero far scatenare reazioni allergiche. Questa protezione naturale passiva è di straordinaria importanza, poichè sopperisce all’immaturità del sistema immunitario del neonato, che potrà svilupparsi correttamente grazie al supporto del latte materno. Alcuni fattori di crescita stimolano poi lo sviluppo dell’intestino.

Una delle scoperte più interessanti riguardo alla composizione del colostro è il TF, Transfer Factor, che ha il compito di trasferire la memoria immunitaria materna al bambino, tramite un complesso meccanismo molecolare. Ma potremmo continuare a lungo…

Con il passare dei giorni, diminuiscono le proteine mentre aumenta il contenuto degli zuccheri, indispensabili per la crescita dei tessuti cerebrali, e dei grassi che apportano energia.

Una curiosità: i composti chimici del colostro bovino sono identici ai componenti chiave del colostro umano, ma molti risultano in quantità più rilevanti; ad esempio alcuni anticorpi sono presenti in proporzioni circa venti volte maggiori rispetto a quelli rilevabili nel colostro umano, perchè i vitellini non ricevono dalla madre alcuna protezione attraverso la placenta, mentre i neonati umani sì.

Qualsiasi mammifero femmina produce il colostro, fino a quando si trasforma nel latte con le caratteristiche della specie di appartenenza. In realtà, la sua funzione non è propriamente nutritiva, ma principalmente di stimolo biologico e immunologico, al punto che si è osservato un più rapido sviluppo neurocomportamentale, evidente già alla fine della prima settimana di vita, nel neonato che assume colostro rispetto a quello che non ne beneficia.

Dunque, la cura della suzione precoce e a richiesta al seno materno è una fase estremamente importante, nella quale il bambino apprende a regolare i ritmi alimentari sulla base delle sue necessità, ma soprattutto si appropria dei mattoncini biologici che costutiscono la base della sua salute presente e futura.



Quando è possibile partorire in casa?


Nella vita, se i dubbi sono in agguato occorre sempre informarsi: non è possibile scegliere un percorso senza vagliare le alternative, i pro e i contro, allo stesso modo con cui si scelgono un’auto nuova, una vacanza, un abito… Quando si tratta della salute le decisioni si fanno più ardue, sicchè anche il parto, momento carico di elementi che collegano direttamente con lo stato di benessere fisico e psichico che ci fa sentire “sani”, richiede di operare una scelta. Chi decide di far nascere nell’intimità della sua casa il proprio bambino lo fa per sentirsi accudita in maniera continuativa da un’ostetrica che conosce in gravidanza, che ha sposato la filosofia del rispetto dei tempi naturali di mamma e neonato e che li salvaguarda il più possibile senza mai dimenticare i criteri di sicurezza da garantire ad entrambi. In questo senso, il documento da anni in vigore nella Regione Piemonte (*) rappresenta una garanzia per le donne che vogliono sperimentare il parto a domicilio, poichè si ispira direttamente alle esperienze ormai consolidate del Nord Europa, in cui la nascita in casa rappresenta una possibilità concreta, soprattutto per le olandesi che la vivono nel 30-35% dei casi.

In sintesi, possono accedere all’assistenza, pianificata con cura, tutte le situazioni in cui la gravidanza ha avuto un decorso fisiologico, senza alcuna complicanza, e nel momento in cui insorge il travaglio siano presenti queste condizioni:

– epoca di gravidanza compresa fra le 37 e le 41settimane + 6 giorni

– gravidanza singola (non gemellare) e feto in presentazione cefalica (a testa in giù!)

battito cardiaco del feto regolare

peso fetale stimato all’interno di parametri ben definiti

– assenza di patologia fetale nota e di rischi neonatali prevedibili

– regolare inserzione della placenta (individuata ecograficamente)

– assenza di problemi materni (ostetrici e non) che rappresentino una controindicazione al travaglio di parto, o che richiedano (come nel caso del pregresso taglio cesareo) una sorveglianza intensiva del benessere della madre e del feto durante il travaglio

– insorgenza spontanea del travaglio, rottura delle membrane da meno di 24 ore e liquido amniotico limpido (situazione che andrà comunque opportunamente tenuta sotto osservazione)

– esame batteriologico vaginale negativo per la presenza di Streptococco (a meno che vi sia la possibilitò di disporre di un medico che effettui la prescrizione e sorvegli la somministrazione della terapia antibiotica prevista nei protocolli in caso di positività).

Durante il travaglio, l’ostetrica avrà cura di avvisare il 118 per avere supporto rapido in caso di necessità, e il Centro Ospedaliero con Reparto Ostetrico più vicino per lo stesso motivo, avvisando entrambi dopo il parto per interrompere l’allerta.

L’ostetrica che prende in carico la donna deve non solo attenersi a queste indicazioni, ma sottoscriverlo in forma scritta trasmettendo il documento all’ASL durante la gravidanza, quando viene inoltrata la pratica di rimborso delle spese. In tal modo, la donna ha la garanzia di ricevere un’assistenza conforme ai criteri di sicurezza necessari per una serena esperienza di parto. Pensare di vivere la nascita in casa ignorando questi principi è ovviamente comprensibile per una gestante quando esprime il suo desiderio, ma non accettabile da parte di un’ostetrica onesta, che ha il dovere di operare nei suoi confronti e in quelli del nascituro con coscienza etica, senza fargli correre rischi reali e inutili, secondo i principi espressi dal Codice Deontologico:

“Nell’esercizio dell’attività professionale l’ostetrica/o si attiene alle conoscenze scientifiche e agisce nel rispetto dei principi fondamentali della qualità dell’assistenza e delle disposizioni normative che regolano le funzioni di sua competenza, al fine di assicurare l’appropriatezza, l’equità e la sicurezza delle cure”

“Il comportamento dell’ostetrica/o si fonda sul rispetto dei diritti umani universali, dei principi di etica clinica e dei principi deontologici della professione”

“L’ostetrica/o nell’agire professionale si impegna ad operare con prudenza, diligenza e perizia al fine di tutelare la salute degli assistiti

Informarsi significa anche questo: sapere sempre cosa cercare in chi consultiamo per affidargli la nostra esperienza di vita, e se questa è la nascita di un figlio ogni donna ha il diritto umano fondamentale di ricevere il meglio per sè e per il suo piccino…

(*)  http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:1OsqODvI-Z0J:www.ostetrichetorinoasti.it/documentazione/parto_domicilio.pdf+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it&client=firefox-a

Le radici dell’impotenza maschile

Si parla ancora molto di impotenza, spauracchio di ogni maschio che abbia raggiunto la maturità sessuale, ma in realtà ormai questo termine è stato sostituito con quello di disfunzione erettile (DE), per definire l’incapacità a raggiungere e/o mantenere un’erezione del pene sufficiente a condurre un rapporto soddisfacente. Un pò di dati per capire: si tratta di un disturbo che interessa milioni di uomini nel mondo, alterandone seriamente la qualità di vita. In Italia si stima che circa 3 milioni di uomini ne siano affetti: il 2% di essi ha meno di 39 anni; il restante 98% riguarda maschi dai 40 anni in su e la percentuale di persone che presenta qualche forma di questo disturbo sale con l’aumentare dell’eta’, per una fisiologica senescenza anche della funzione sessuale (ne soffre quasi la metà degli ultrasettantenni). Si ritiene che al di sotto dei 50-55 anni la quasi totalita’ delle disfunzioni erettili sia di origine prevalentemente psichica; si distinguono una forma primaria (se si è manifestata fin dall’inizio dell’attività sessuale) e una secondaria (se è intervenuta in un secondo momento, dopo un periodo di attività sessuale soddisfacente); può inoltre essere generalizzata o situazionale, cioè sempre presente nell’attività sessuale dell’uomo, o soltanto in determinate condizioni.

Le cause possono essere di natura fisica e/o psicologica, spesso concomitanti e in interazione reciproca: tra le più comuni cause psicologiche vi sono l’ansia, la depressione, conflitti intrapsichici profondi ma anche lo stress e i condizionamenti ambientali. Un significato particolare lo riveste la cosiddetta “ansia da prestazione”, ossia quella condizione in cui la tensione verso il risultato determina un effetto inibitorio sull’erezione; è assai frequente nei giovani alle prime esperienze, o dopo il verificarsi di un primo “fallimento” nei rapporti sessuali. Altra causa favorente è data dalla scarsa intesa col partner. Esistono poi numerosi fattori di rischio che aumentano in maniera consistente la probabilità di insorgenza di una DE: il fumo, specie iniziato in giovane età, il consumo cronico di alcol e droghe, la carenza di esercizio fisico, l’ipercolesterolemia, il diabete, l’obesità, l’ipertensione…

Cosa si può fare per evitare l’insorgenza di questo problema? Molto, evidentemente: è chiaro che uno stile di vita sano favorisce il buon funzionamento del corpo, dunque anche del pene, riducendo pure la probabilità di ammalarsi, ma prima si comincia e meglio è.

Un bambino sano nasce da una mamma sana e da una gravidanza condotta con cura (*): il neonato continua a subire gli effetti dell’ambiente, quindi creare le migliori condizioni perchè cresca in buona salute è fondamentale anche per la sua futura vita sessuale. Allattamento materno, minor consumo possibile di prodotti chimici per la sua igiene, svezzamento con cibi sani e semplici, tante coccole, un buon dialogo per poter parlare apertamente del corpo, delle sue funzioni e, più in là, della sessualità consapevole, rispettosa, gioiosa. E poi? Tanto altro:

– seguire un’alimentazione appropriata: (consumo ridotto di caffeina, zuccheri, grassi animali; dieta ricca di vegetali, cibi integrali);

–  svolgere attività fisica costante: il corpo è fatto per muoversi, e il movimento attiva la circolazione, tonifica i muscoli, favorisce la produzione di endorfine, produce benessere; per contro, concedersi un adeguato numero di ore di sonno per rigenerarsi;

– curare la vita di relazione (affetti, amici) e gestire in maniera sensata le proprie giornate (c’è un tempo per ogni cosa…); essere curiosi, non smettere mai di imparare, accrescere la propria cultura: tutti elementi che favoriscono l’autostima e lo stare bene con sè stessi e con gli altri; coltivare il senso dell’umorismo… : )

– accettare serenamente i cambiamenti che il corpo subisce negli anni.

Se ancora non basta, parlarne con un medico può fornire ciò che manca per affrontare il problema e risolverlooo!

(*) – http://intornoallanascita.com/2011/11/03/la-gravidanza-ecologica-3/

http://intornoallanascita.com/2012/02/06/esami-in-gravidanza-il-protocollo-ministeriale/

 

 

Il puerperio

“Il Signore aggiunse a Mosè: «Riferisci agli Israeliti: quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatrè giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma se partorisce una femmina, sarà immonda due settimane come al tempo delle sue regole; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue. Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; essa sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda»”

Effinalmente, diciamo noi… : (

Il brano è tratto dal Levitico, testo biblico, e descrive la percezione collettiva di quell’epoca della donna dopo il parto nella fase che denominiamo puerperio, da puerpera, ossia “donna che ha appena partorito”, a sua volta dal latino puer (fanciullo) e pario (partorisco). Ancora oggi, presso varie culture, persistono rituali, proibizioni e imposizioni riferite a questo periodo, che convenzionalmente si colloca nelle sei settimane successive alla nascita di un bimbo, per comprendervi i fenomeni principali che interessano l’organismo materno fino al ritorno (eventuale, non scontato) della mestruazione, che segna la ripresa dell’attività delle ovaie. Una fase molto particolare, dunque, nella vita della donna, connotata da numerosi cambiamenti personali, fisici ed emotivi, ma anche sociali, influenzando le relazioni interpersonali sia per la trasformazione che subisce l’identità femminile che per gli sforzi di adattamento richiesti dalla nuova condizione. E’ evidente però che lo scadere della sesta settimana non significa nulla in termini pratici, nel senso che non interrompe nè modifica la vita della neomadre, e non sempre è un periodo sufficiente per garantirle recupero fisico e/o psichico: se allatta investe energie supplementari, necessita di riposo, non sempre riprende l’attività sessuale e spesso non ha supporto nella gestione delle altre incombenze quotidiane.

In Italia l’assistenza è incentrata quasi essenzialmente su gravidanza e parto, mentre trascura in maniera consistente di occuparsi della madre e del neonato proprio nel momento in cui essi hanno bisogno di riconoscersi, imparare a convivere, instaurare quel legame lento e graduale fondamentale per la salute globale di entrambi. Eppure in questa fase la donna può ancora sperimentare disagi non indifferenti, legati alla presenza di cicatrici vaginali o addominali (in caso di taglio cesareo), riduzione marcata del tono muscolare dell’addome, alterazioni dello svuotamento della vescica o dell’intestino, problemi di allattamento, difficoltà alla ripresa dei rapporti sessuali, alterazioni dell’umore, o semplicemente vivere con estrema fatica la “banale” riorganizzazione dell’esistenza, sua e del neopadre.

La figura professionale più appropriata per fornirle l’aiuto necessario è quella ostetrica, come riconosciuto dalla normativa che ne regola l’attività: un solo incontro post-parto può capovolgere davvero la situazione, apportando sulla donna, sul suo compagno, sul neonato e sull’ambiente di vita tutto il sostegno e i correttivi necessari per proseguire serenamente la meravigliosa avventura esistenziale iniziata molto tempo prima…

(*) nb. anche la mestruazione o qualunque altra perdita di sangue dai genitali la poneva nella medesima condizione di impurità.

Nutrire per crescere


Il verbo nutrire assume vari significati, ma quelli più suggestivi ci vengono proposti dall’enciclopedia Treccani: “Il fatto di alimentare, di fornire materia allo svilupparsi di sentimenti, e il mezzo stesso, la materia che dà alimento (nutrimento): dare, fornire nall’amicizia, all’amore, all’ira, al dolore, alla disperazione“, e anche “quanto contribuisce ad arricchire le facoltà spirituali e intellettuali, e l’effetto che ne deriva: letture che danno nalla mente, allo spirito”. Dunque, si può dare nutrimento non soltanto al corpo, ma anche alla parte emotiva della nostra natura, quella che ci permette di sperimentare sensazioni, desideri e di arricchire la vita di consapevolezza, nella buona e nella cattiva sorte…

Proviamo a trasferire questo concetto all’attesa di un figlio, cioè all’evento più intenso della vita, quello che amalgama corpo e mente di una donna in un’unica massa di percezioni mai provate prima: non necessita anche, e soprattutto, questa condizione, di un nutrimento speciale, fatto di attenzioni, cure, assistenza competente, informazioni corrette, strumenti per scegliere in libertà? E avere a disposizione tutto questo non permette di crescere, preparandosi ad affrontare il ruolo di genitore sentendosi più forti, capaci, consapevoli della propria abilità per gran parte innata, pronte a padroneggiare la situazione nuova con la serenità di chi sa di possedere dentro di sè tutto quanto serve per farlo nel modo giusto?

Chi può aiutare la donna a raggiungere obiettivi apparentemente così ambiziosi? La figura professionale che in Italia è riconosciuta dal Ministero della Salute come quella idonea a farlo: l’ostetrica, professionista formata specificamente per prendersi cura della donna, del neonato, della coppia e della famiglia (*). Le sue competenze spaziano, in base all’esperienza che acquisisce nel suo percorso professionale, ma quando si affianca alla donna in attesa può davvero diventare promotrice di salute presente e futura per lei e per il suo bambino, senza trascurare gli altri membri della famiglia, in primis il padre del bebè. E’ fondamentale per una donna che sente il bisogno di essere sostenuta in maniera globale, desidera progettare un parto naturale, vissuto come normale processo biologico ma in sicurezza, con interventi esterni limitati ai casi di reale necessità. La vicinanza di un’ostetrica è associata ad un’evoluzione della gravidanza più fisiologica, con significativo abbattimento degli interventi inutili su mamma e neonato lungo tutto il percorso-nascita, a migliori esiti in termini di riduzione di tagli cesarei e uso di analgesia farmacologica, ad aumento dei parti spontanei non complicati e degli allattamenti naturali. In generale, tende a disporre di più tempo da destinare al dialogo e ai bisogni emotivi e fisici connessi con la nuova condizione, e ad aiutare maggiormente la donna a focalizzare che tipo di esperienza vuole vivere, supportandola nelle sue decisioni senza compromettere la sicurezza dell’evento, rispettando le sue scelte.

Trovare un’ostetrica non è difficile, e se non si crea feeling con una si prova a cercarne un’altra, un pò come si fa con il parrucchiere… ; )

(*)  http://www.fnco.it/codice-deontologico.htm

Storia di un piccolo uovo

Ovulo, ovocita, uovo in definitiva, anche se umano…significa che nel corpo di una donna sono contenute centinaia di migliaia di microscopiche uova, del tutto simili alle più conosciute uova di gallina, delle dimensioni di una capocchia di spillo (l’unica cellula umana visibile a occhio nudo!) potenzialmente pronte per generare un nuovo essere, se vengono “colonizzate” da uno spermatozoo. Ma ciò a cui non si pensa mai è che una donna è prima bambina, e prima ancora neonata, che prima ha soggiornato per mesi nell’utero materno, originando a sua volta da un ovulo, in un flusso continuo di vita. Si potrebbe sostenere che quell’uovo è l’origine dell’umanità, quando fa comunella con lo spermatozoo, ma di più non si può dire…

Ebbene, se questo elemento microscopico è il nucleo fondamentale del genere umano, occorre riflettere su come viene trattato: l’ambiente di vita e di lavoro condiziona fortemente la salute della persona, e se il maschio inizia a produrre spermatozoi durante l’adolescenza, proseguendo per tutta l’esistenza ma generandone sempre di nuovi, le uova femminili si formano a partire dal quinto mese di sviluppo fetale, all’interno delle due piccole ovaie, restando sempre quelle, in modo tale che nella fase riproduttiva della donna la disponibilità è di alcune centinaia di migliaia, la maggior parte delle quali andrà incontro a fenomeni progressivi di degenerazione. Si stima che nell’arco della vita solo 300-500 ovociti primari giungano a maturazione completa, durante i cicli mestruali, pronti per essere eventualmente fecondati.

Quindi, avere cura della propria salute adottando stili di vita sani (alimentazione equilibrata, attività fisica, niente fumo nè alcool nè droghe, farmaci solo se strettamente necessari, cosmetici naturali) significa preservare in salute anche questo preziosissimo patrimonio insostituibile e non rigenerabile: quando inizia una gravidanza queste raccomandazioni diventano ancora più importanti, e guardando una neonata, abituiamoci a pensare che dentro al suo pancino sono già contenute due palline che custodiscono la generazione che verrà, perciò cominciamo a costruire per lei le migliori condizioni di vita (allattamento materno, cibi sani dallo svezzamento in poi, farmaci solo se strettamente necessari, creme e oli naturali, etc…).  : )