Quando un bambino si ammala

Prima o poi succede, fa parte della vita: la malattia sopraggiunge, generalmente sotto forma di un raffreddorino, una diarreuzza, febbriciattola e sintomi correlati come irrequietezza, rifiuto del cibo, richiesta di contatto e rassicurazione. Un bimbo sperimenta abbastanza presto la condizione in cui il suo corpo reagisce all’aggressione da parte di microbi provenienti dall’ambiente esterno, specie quando viene inserito in contesti collettivi (nido, scuola materna). E’ giusto così, perchè il suo sistema immunitario, che si attiva fin dalla nascita, ha bisogno di fortificarsi proprio attraverso il progressivo contatto con elementi diversi da quelli familiari, domestici. Ma quando accade per la prima volta spaventa un pò, mette inquietudine e fa scattare il desiderio di porre fine al più presto al disagio che il piccolo esprime in maniera evidente. La febbre, ovvero l’aumento della temperatura corporea, è il sintomo che crea maggior apprensione: conoscere il meccanismo che lo produce può rassicurare e permettere di affrontare meglio la situazione. Esso è legato a una reazione innescata da sostanze chimiche prodotte nel corso di uno stato infiammatorio, che vanno ad alterare temporaneamente il sistema naturale di regolazione della temperatura corporea.  La febbre va considerata parte dei meccanismi di difesa dell’organismo, in quanto ostacola la replicazione dei microrganismi infettanti, quindi non è buona cosa contrastarla fin dal suo insorgere, ma occorre lasciare al corpo del bambino il tempo di reagire, ricorrendo agli antipiretici (paracetamolo) solo se il piccolo è molto alterato e insofferente, o per ridurre i sintomi generali eventualmente associati, quando è in grado di descriverli, come cefalea, dolore muscolare o osseo, o in presenza di indicazioni specifiche, e sempre meglio sotto controllo medico. Se rifiuta il cibo, niente paura: in quella fase l’organismo ha bisogno di non sovraccaricarsi con altre funzioni (come la digestione), per concentrarsi sul superamento della crisi. Molta idratazione, tanta nanna, niente coperte e piumini pesanti, ambiente fresco, ogni tanto la vecchia borsa di ghiaccio coperta da un asciugamano e accostata alla testa, tantissssime coccole, tanta pazienza e…si guarisce!!

ps. e gli antibiotici SOLO se servono, ma questo lo stabilisce il pediatra…

Per approfondire:

http://www.uppa.it/rubriche/medicina/febbre-influenza-malattie-infettive/febbre-febbrina-febbretta-febbrone

 

 

 

 

congedi parentali

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