Nascere al tempo della crisi

Crisi: economica, di valori, energetica… Ogni giorno ascoltiamo questa parola o la leggiamo almeno una volta, qui e là. Ma crisi può significare anche opportunità, suggerisce qualcuno, e forse non a torto in molte circostanze: provare a ridimensionare i bisogni, ad esempio, può essere una conseguenza positiva imposta dalle restrizioni economiche. Spesso ho riflettuto, nei decenni, sul mondo che ruota intorno alla nascita e sulle risorse esagerate che vengono investite nel mondo occidentale per seguire una gravidanza o assistere un parto: esami inutili e costosi, visite ed ecografie (frequentemente in studi privati) in sovrannumero, materiale in quantità enorme, sprecato spesso e volentieri, come siringhe, farmaci, teli sterili, guanti, camici sterili e monouso per medici e ostetriche anche per un parto spontaneo, tranquillo, che richiederebbe solamente un contesto ambientale sereno, pulizia, competenza e attenzioni…

Il materiale sanitario costa, e molto. Inoltre, da parecchi mesi numerose Aziende Sanitarie latitano nei pagamenti ai fornitori, che non possono sospendere le forniture ma nemmeno incassare i crediti, dunque i posti di lavoro al loro interno sono a rischio. Ciò spiega perchè un certo numero di ambulatori e servizi stanno progressivamente sospendendo l’attività. Se in settori specialistici dell’assistenza non è possibile fare a meno di utilizzare materiali costosi e sofisticati, sicuramente seguire una gravidanza e un parto fisiologici comporta un uso davvero limitato di risorse e materiali, con investimenti modesti e la possibilità di dirottarne invece su gravidanze, parti e neonati a rischio una quota più consistente e giustificata.

Effettuare solamente gli esami di sangue e le ecografie dimostratamente utili a inquadrare correttamente la situazione di ogni donna, aumentando le competenze professionali degli operatori sanitari in tema di fisiologia, non suggerire l’acquisto di oggetti e prodotti superflui per sè e il bambino che verrà, promuovendone anzi un uso ragionato (anche per contenere le spese!), incoraggiare le future madri a seguire un corso preparto e a visitare più punti nascita durante la gravidanza, per poter scegliere quello che maggiormente si adatta alle loro esigenze, e magari adottare politiche che consentano di scegliere il luogo dove partorire in libertà, rimborsando le spese anche in caso di nascita a domicilio, come avviene nei Paesi più avanzati d’Europa, è dimostratamente in grado non solo di promuovere fisiologia e ridurre l’interventismo inutile, ma anche di contenere i costi economici al minimo, in un’ottica “ecologica” in senso lato, e di utilizzarli in maniera più mirata dove maggiormente servono, soprattutto in programmi di prevenzione e tutela della salute.

Al di là di queste riflessioni, ce n’é una amara che ci costringe davvero a ripensare i nostri sistemi sociali, economici e, in definitiva, le scelte politiche, ed è riassunta da questo interessante sguardo sulla realtà, fatto di numeri e percentuali:

http://www.eunews.it/2013/01/16/con-la-crisi-sempre-meno-bimbi-leuropa-e-un-paese-per-vecchi/4291

che delinea scenari inquietanti per il futuro, dove bambini e giovani troveranno sempre meno spazio, con importanti ripercussioni sulla struttura globale delle nostre società.

Forse, la crisi dovrebbe suggerirci anche e soprattutto maggior partecipazione attiva come cittadini, maggiore attenzione nella scelta di chi ci deve governare e la capacità di tenere sempre a mente che la politica deve essere al nostro servizio, perchè la paghiamo, e pure salata… ; )

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