Il sangue del cordone ombelicale: donazione e conservazione

Donare o conservare, per sé o per gli altri, pro e contro, dove, come e quando…

Sulla donazione/conservazione del sangue cordonale, cioé quella parte di sangue neonatale che resta nel circuito cordone ombelicale-placenta dopo la nascita del bimbo e il taglio del cordone moltissime sono le domande e altrettanti i dubbi.

Proviamo a fare un pò di ordine…

Durante la gravidanza, si forma non soltanto il nuovo essere umano, ma anche gli “accessori” indispensabili al suo sviluppo, ovvero la placenta, organo sostanzialmente composto da vasi sanguigni, il cordone (o funicolo) ombelicale  che di vasi ne contiene tre e collega tra loro bimbo e placenta, e il sacco amniotico pieno di liquido amniotico, che ingloba tutto il resto e lo protegge. Questi organi servono a garantire lo scambio di ossigeno, sostanze nutritizie e di scarto tra madre e feto, per tutta la durata della gestazione. Dopo il parto, a meno che vi sia il desiderio di praticare il cosiddetto Lotus Birth, ovvero non recidere il cordone fino al suo distacco naturale dal bambino, mantenendovi la placenta attaccata, la prima procedura “chirurgica” a cui il neonato viene sottoposto consiste nel taglio del cordone, preferibilmente quando abbia smesso di pulsare per sfruttare lo scambio che avviene ancora per qualche minuto, fino al collasso spontaneo dei vasi sanguigni e alla sospensione della sua funzione. In questo modo, l’adattamento neonatale alla vita extrauterina avviene con gradualità, permettendo al piccolo di disporre di una quota supplementare di ossigeno e sostanze varie provenienti dall’organismo materno in attesa dell’avvio della respirazione. Quando si recide il funicolo, una parte di sangue resta naturalmente nel circuito placentare, in quantità dipendente dal momento in cui il taglio viene praticato.

Partendo dal presupposto che nella sua composizione entrano a far parte le cosiddette cellule staminali emopoietiche, cioè in grado sia di dare origine a globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, sia di rigenerare il midollo osseo (che queste cellule produce normalmente) nei casi in cui è stato danneggiato per motivi vari, molti anni fa numerosi studi e varie sperimentazioni hanno dimostrato che esse si possono utilizzare per la cura di varie malattie, in alternativa alla donazione di midollo osseo da parte di volontari. Ma proprio la difficoltà di reperire un donatore compatibile per ciascun malato e il bisogno di intervenire in tempi brevi ha indirizzato la ricerca verso altre fonti.

Le cellule cordonali sono perfettamente in grado di ricostituire un midollo osseo distrutto ad esempio da trattamenti radio o chemioterapici (in caso di leucemie, linfomi, etc). Il primo trapianto di questo tipo, praticato in Francia, risale al 1988, e attualmente si stima che  se ne siano effettuati decine di migliaia, ottenendo medesimi risultati di quelli con cellule staminali da midollo di donatore. Inoltre sono caratterizzate da un certo grado di immaturità, il che spesso permette di ridurre le reazioni immunitarie di rigetto anche se non sono perfettamente compatibili con il ricevente.

Sia che il parto avvenga naturalmente che attraverso il taglio cesareo, è possibile recuperare una buona parte di questo sangue prelevandolo in apposite sacche destinate alla conservazione in luoghi idonei.

Il prelievo può essere effettuato per la donazione, rendendo così disponibile questa preziosa fonte di cellule per chiunque ne possa trarre beneficio, oppure per la conservazione ad uso personale, possibile in Italia solo in casi selezionati.

La differenza sta nel decidere, prima del parto per poterne organizzare il prelievo, di renderlo disponibile per gli altri oppure riservarne l’eventuale utilizzo futuro per chi possa averne bisogno all’interno della propria famiglia, principalmente il figlio da cui proviene, ma solo in situazioni ben definite. Al momento, infatti, lo stato delle conoscenze suggerisce molta cautela nelle aspettative, e in tal senso vale la pena di porre attenzione a due fondamentali questioni (tratte dal sito Saperidoc (*):

Chi userà il sangue del cordone ombelicale?
I pazienti affetti da diverse malattie del sangue. A causa del volume ridotto di sangue contenuto nel cordone fino a qualche tempo fa non era possibile utilizzare il sangue del cordone per trapiantare adulti o ragazzi oltre 40-50Kg: da qualche tempo però è stata messa a punto una procedura che permette di utilizzare due unità di sangue insieme per il trapianto a pazienti adulti.
In Italia è possibile anche una donazione “dedicata” per curare cioè un parente del neonato. E’ invece vietata la conservazione “ad uso autologo”, cioè a favore del bambino stesso nell’eventualità che ne dovesse avere bisogno in futuro.

Perché in Italia è vietato conservare il sangue cordonale per il bambino stesso (per poterlo usare eventualmente in futuro)?
Perché al momento non ci sono dimostrazioni che possa essere di qualche utilità: gli studi scientifici mostrano infatti che per la cura di malattie è preferibile usare sangue proveniente da una persona diversa dal paziente, perché in questo modo la terapia ha maggiori possibilità di successo.
In nessun caso dunque rappresenta una forma di prevenzione per l’eventuale insorgenza futura di malattie. All’estero, in alcuni paesi, come gli Stati Uniti, esistono banche private che si prestano alla conservazione di sangue cordonale ai fini di trapianto autologo, ma si tratta di iniziative commerciali non istituzionali.

Non è una differenza di poco conto: occorre informarsi molto bene prima di assumere decisioni rispondenti davvero al bisogno di fare una cosa in cui si deve credere fino in fondo.

Per documentarsi in maniera approfondita e assumere decisioni informate:

(*)http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/643

http://www.salute.gov.it/speciali/piSpecialiNuova.jsp?id=86

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