Nonni e nonne

Si è sempre in naturale antagonismo con i genitori e in simpatia con i propri nonni.          Gertrude Stein

Chissà se è vero? Forse non si tratta di un principio universale, ma certo in linea di massima credo siano fortunati i bambini che possono conoscere i nonni, quelli che il ruolo lo sentono davvero, e giocarci, farsi narrare fiabe, racconti di vita che spostano l’immaginazione indietro nel tempo, fanno lavorare il cervello per costruire mondi e situazioni non più riproducibili e rappresentano il primo contatto con il concetto di “storia”, inteso come scorrere delle generazioni, avvicendarsi di episodi e mutamenti dell’esistenza umana.

Per un bimbo non è facile realizzare la vita come inizio e fine di un percorso: i nonni sono le figure parentali che gli permettono di mettere in relazione sé stessi con papà, mamma e con quelli che sono venuti prima, fino a mettersi a fuoco come continuità con il passato, imparando a vedere davanti a sé un futuro in cui essi daranno luogo ad altri individui, in un flusso di vita ciclico…

Spesso è la morte di un nonno a fornire l’occasione per parlare a un bambino della finitezza dell’esistenza: la mancanza di senso di unicità e limite della vita sembrerebbe essere uno dei principali marcatori del disagio degli adolescenti odierni, ci dicono gli esperti, e forse non è casuale visto che la morte è un evento vitale rimosso nella società dell’apparire e dell’abbondanza, al punto che frequentemente i bimbi non assistono ai funerali per precisa scelta dei genitori…

Ma nella realtà attuale qual è l’immagine che i nonni trasmettono ai nipoti della loro condizione di membri della famiglia? Dipende da tantissimi fattori: la relazione emotiva e la differenza di età tra loro e i figli, lo stato di salute fisica e mentale, la situazione economica in cui versano, il livello di scolarità, il bisogno di autonomia e indipendenza che manifestano, il trasporto affettivo verso i bambini e molti altri elementi influenzano sia la proiezione di sé che la percezione della loro figura da parte dei nipotini, fin dalla più tenera età. Ma, all’opposto, anche da parte dei figli numerosi fattori possono formare e/o deformare in maniera determinante l’immagine dei nonni agli occhi dei bimbi/nipoti.

Ciò che tuttavia andrebbe sempre salvaguardato e coltivato (salvo eccezioni) é il rispetto nei riguardi di una vita che è anche storia, nel bene e nel male, pur se il rapporto tra nonni e nipoti non si spinge, per motivi vari, molto oltre il livello formale. Per fare questo, ognuno di noi deve onestamente guardare alla propria condizione di figlio, voltarsi indietro e osservare le vicende famigliari, soprattutto quelle che hanno prodotto disagio o sofferenza, con occhi maturi, capaci di inserire comportamenti e accadimenti nel contesto in cui si sono svolti: si dice che ognuno di noi è figlio del suo tempo, e forse è proprio così, specie quando la vita mette le persone davanti alle sue difficoltà e gli strumenti per affrontarle mancano. Noi non possiamo nemmeno immaginare, ad esempio (e per fortuna!) cosa ha potuto significare vivere in tempo di guerra, quando il problema era sopravvivere in ogni modo possibile e la miseria più nera condizionava spessissimo l’esistenza quotidiana. Ciascuna generazione affronta un mondo diverso, e questo principio deve essere sempre presente nel nostro pensiero, specialmente nel contesto  attuale, ipertecnologico, stracolmo di immagini e informazioni, frequentemente poco comprensibile per chi ha vissuto un’epoca nemmeno troppo lontana in cui la vita era scandita da ben altri ritmi.

A volte un neogenitore fatica a trovare equilibrio nella relazione tra i propri genitori e i propri figli: il classico antagonismo nuora-suocera, ad esempio, compare ancora spesso e si manifesta con intensità dopo l’arrivo di un neonato, giungendo ad escludere persino il contatto fisico tra nonne e nipoti.

“Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna” diceva Albert Einstein, classe 1879, intendendo probabilmente che la semplicità è la chiave per comunicare concetti complessi e tutto può essere spiegato a chiunque, a patto di averlo compreso a propria volta.

Forse non è proprio così, ma mi piace pensare che questa frase suggerisca invece la necessità di trovare un linguaggio comune tra generazioni, che consenta di stare insieme apprezzando ciò che ognuna porta di sé: nonni, nipoti, e chi sta nel mezzo… : )

P.S. Per una lettura di approfondimento:

Silvia Vegetti Finzi – Nuovi nonni per nuovi nipoti –  Mondadori

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