La gravidanza gemellare: un bimbo, no, due, forse tre…


Meraviglie della natura, i gemelli affascinano da sempre chi li osserva, suggeriscono pensieri fantasiosi, sollevano quesiti, dubbi, curiosità. La gravidanza gemellare non è un fenomeno fequente nella nostra specie: a differenza di quanto accade per altri animali, la riproduzione umana è di norma, per oltre il 98% dei casi, monoembrionale. L’incidenza di gemelli varia tra gruppi sociali ed etnie, ed è notevolmente aumentata a seguito del sempre maggiore ricorso a tecniche di fecondazione assistita. Mentre nei paesi orientali se ne contano pochissime, presso alcune popolazioni africane le gravidanze gemellari si presentano con frequenza più elevata, come tra la tribù nigeriana degli Yoruba, che detengono il primato mondiale di incidenza con circa il 10% dei parti. L’ecografia del primo trimestre consente di rilevare il numero di embrioni presenti in utero, e la sorpresa che genera il rilievo di più di uno di essi è davvero grande: a volte, specie per chi ha già altri figli, le reazioni immediate possono essere conflittuali, perchè l’idea iniziale di una coppia è incentrata su un figlio, non certo di più… I gemelli monozigoti (anche detti monovulari, o semplicemente identici) derivano da una singola cellula uovo fecondata da un singolo spermatozoo, che nelle sue prime fasi di replicazione diventa una piccola mora e poi si divide in due masserelle, ciascuna delle quali prosegue il suo sviluppo, ma entrambe con il medesimo patrimonio genetico. I gemelli biovulari, o diversi, derivano invece da due cellule uovo, ognuna fecondata da uno spermatozoo, quindi con patrimonio genetico differente. La gravidanza gemellare richiede qualche attenzione in più, poichè sottrae una maggior quantità di sostanze nutritive ed energie alla donna, può avere più complicanze e tende ad interrompersi prima del termine previsto, dal momento che l’utero materno è sottoposto a una trazione ben superiore a quella esercitata da una gravidanza singola. Di conseguenza il peso medio neonatale, già di per sè ridotto per singolo gemello, può ulteriormente abbassarsi per via della prematurità. Numerosi studi stanno valutando la modalità migliore di intervento al momento del parto: benchè attualmente in Italia si prediliga il ricorso al taglio cesareo, non tutti i paesi occidentali adottano il medesimo criterio, assumendo spesso decisioni basate sulla valutazione della posizione dei due feti in utero presso il termine della gestazione. Le raccomandazioni internazionali suggeriscono al momento di ricorrere al cesareo, eventualmente, non prima delle 38 settimane compiute di gravidanza, per ridurre l’incidenza di problemi respiratori alla nascita. Dopo il parto, innegabilmente l’accudimento di due neonati (o più!) si presenta oneroso per la mamma e non solo: ciò non significa che per esempio la donna non possa allattare al seno, anzi. Il latte materno risulta particolarmente importante per due bimbi mediamente di basso peso e spesso nati pretermine, avendo cura di bilanciare correttamente l’alimentazione della mamma e il suo aumentato bisogno di riposo. Tuttavia è sicuramente necessario un supplemento di supporto pratico, che può derivare dal papà, dai nonni, da persone capaci di sostegno reale nelle questioni terra terra come in quelle di carattere emotivo. Al ritorno a casa, un’ostetrica che effettua qualche visita a domicilio può davvero essere di enorme aiuto nell’organizzare la vita secondo criteri di praticità, risparmio delle energie e potenziamento delle competenze materne e paterne, per favorire l’adattamento della coppia alla nuova situazione. Per aiutare invece i gemellini, specie quelli prematuri, nel loro percorso di vita extrauterina, dopo aver condiviso percezioni e sensazioni crescendo a strettissimo contatto in un rapporto sicuramente speciale fin dai primi attimi della loro esistenza il buon senso (ogni tanto si fa vivo!) ha suggerito di farli dormire insieme, nella stessa culla (co-bedding) fin dalla nascita, e la scienza ha dimostrato che ciò ne infuenza fortemente la crescita e lo sviluppo neurologico. Lo studio dell’interazione tra gemelli ha permesso di rilevare come sviluppino tra loro una sintonia e un’armonia che gli permettono addirittura di adottare un proprio linguaggio complesso, gestuale, mimico e verbale, con il quale comunicano perfettamente, ma la cui comprensione resta preclusa persino ai genitori. I gemelli sono di grande utilità nelle ricerche di genetica umana: la biologia oggi ci suggerisce il fatto che i gemelli monovulari, benchè apparentemente identici, non lo sono del tutto, nè fisicamente nè tanto meno psichicamente, e talvolta nemmeno sul profilo genetico, per effetto di fenomeni che si verificano nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale. In ogni caso, vengono studiati molto attentamente giacché rappresentano l’unica condizione di identità genetica umana naturale, cioè di uguaglianza di patrimonio genetico fra individui distinti. Questa situazione permette di capire quanto l’ambiente influisca sullo sviluppo del comportamento di un individuo rispetto al patrimonio genetico, o sulla sua predisposizione a sviluppare malattie. Ciò che pare evidente, sulla base degli studi condotti finora, è il fatto che l’ambiente in cui gemelli separati dalla nascita sono vissuti esercita un’influenza molto importante. Secondo gli studi di epigenetica, scienza che studia le influenze reciproche geni-ambiente,  i geni possono infatti essere attivati o inattivati da segnali esterni. Sul piano educativo, è fondamentale che i gemelli vengano sempre considerati come persone distinte, specie se identici: bandito quindi tutto ciò che tende a farne un insieme uniforme, perchè una crescita equilibrata non prevede il fatto di avere costantemente accanto un altro sè stesso… Fin dai tempi più antichi i gemelli hanno generato miti, leggende, credenze (non sempre positive). Molto ancora resta da scoprire su questa originale condizione; certo l’avventura di crescerli può essere qualcosa di impegnativo ma entusiasmante!

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