Attaccamento e accudimento

Osserviamo gli animali, in particolare i mammiferi, classe zoologica a cui apparteniamo noi umani: i cuccioli sono caratterizzati da una dipendenza più o meno prolungata dalle cure parentali, specie materne. E’ evidente che se una delle caratteristiche fondamentali della specie è quella di alimentarsi alle ghiandole mammarie, la vicinanza sarà più stretta tra madre e piccolo/i. Le neuroscienze stanno studiando da molto tempo gli aspetti istintivi dell’accudimento nelle specie animali, scoprendo sempre nuovi collegamenti tra comportamento e sostanze chimiche, in equilibrio molto sofisticato tra loro attraverso la mediazione del cervello, la centrale di controllo. Ciò significa che esiste una vera e propria “chimica del comportamento”, estremamente sensibile agli stimoli esterni. E’ così che si è arrivati a capire fenomeni come il bonding e l’imprinting, rispettivamente traducibili come legame e fissazione nella mente: si tratta di eventi collegati al delicato momento della nascita, che consentono la creazione del legame e il riconoscimento della figura parentale da parte del cucciolo, funzioni strategiche per la sopravvivenza della prole e per la disponibilità da parte del genitore a prendersene cura. Il periodo prenatale, d’altronde, andrebbe trattato con il massimo riguardo e la minor interferenza possibile, poichè risulta cruciale per preparare il terreno della nascita e dello sviluppo del neonato proprio rispettando queste basi biologiche. Come ovvia conseguenza, anche l’attenzione al momento del parto e il sostegno alla madre nel post parto sono in grado di modificare in maniera evidente gli esiti dell’accudimento. Una magnifica analisi di questi aspetti della vita umana l’ha fatta Michel Odent nel suo bel libro “La scientificazione dell’amore – L’importanza dell’amore per la sopravvivenza umana. Ne cito alcuni frammenti, per lasciare a chi ne ha voglia la lettura integrale:

” La scienza moderna insegna che la capacità di amare si sviluppa prevalentemente attraverso esperienze precoci, in particolare nel periodo attorno alla nascita. Oggi l’amore viene studiato all’interno di discipline scientifiche di vario tipo. I dati ci suggeriscono che, per qualunque sfaccettatura dell’amore presa in considerazione, alla base c’è comunque sempre un ormone: l’ossitocina. Il periodo attorno alla nascita sprigiona una grande sensibilità, essenziale per lo sviluppo della capacità di amare. Nel sangue di un mammifero che ha appena partorito sono presenti ormoni che promuovono l’amore materno. Ora sappiamo che, nella specie umana, gli ormoni secreti dalla madre e dal bambino prima del parto richiedono circa un’ora prima di essere eliminati. Fra questi, ognuno ha un ruolo diverso nell’interazione madre-bambino”.

Scoprire come e perchè le sostanze ormonali agiscono sulla complessità dei comportamenti legati all’accudimento è di straordinario interesse per tutti noi umani, e non è difficile immaginare le conseguenze di interventi che disturbano la messa a punto di equilibri così fini e delicati.

 

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