Una “fascia” per restare mammiferi

L’abitudine di molte mamme, sparse per il pianeta, di portare per lungo tempo i piccoli in fasce di stoffa legate a spalle e vita ha una sua tradizione sia pratica, perchè consente di averli sempre con sè, sia affettiva, perchè i bimbi che sperimentano il contatto quasi continuo con il corpo materno (o paterno) vengono rassicurati dalla vicinanza costante della figura genitoriale. Non va dimenticato che fino a 8-9 mesi di vita il bambino identifica sè stesso con chi si prende cura di lui con più assiduità, abitualmente la madre. Da parecchi anni quindi anche nel mondo occidentale han fatto la loro comparsa le fasce porta bebè, tra sostenitori entusiasti e detrattori. Comunque sia, quella di avere con il bambino un rapporto continuo di vicinanza così stretta è una scelta filosofico-educativa rispettabilissima e ricca di significato, ma non è certo indispensabile una fascia per stabilire il contatto fisico. L’allattamento al seno, l’abbraccio, la risposta istintiva alla richiesta di attenzioni che proviene dal bambino fin dalla nascita, la vicinanza nella fase dell’addormentamento quando viene temuto e avvertito come distacco traumatico sono azioni che leniscono l’angoscia innata legata alla separazione, e creano i presupposti per lo sviluppo di una personalità meno ansiosa e aggressiva, con maggiori capacità di adattamento e di intraprendenza. Jean Liedloff, un’antropologa recentemente scomparsa, ha descritto molto bene in un libro di grande successo,”Il concetto del continuum”, le enormi differenze osservate nella relazione adulto-bambino nel mondo occidentale, frequentemente contraddittoria e senza spontaneità, e presso una tribù india venezuelana con cui ha vissuto per un lungo periodo. La prima separazione traumatica è quella che la medicina occidentale riserva ancora troppo spesso al momento del parto, ma altre ne seguono, imposte persino orgogliosamente dall’adulto: la pratica di lasciar piangere il piccolo a lungo “perchè si abitui a stare da solo” è ancora assai diffusa! E’ vero che il tempo per restare con i figli può essere limitato, ma quel tempo trascorso in contatto fisico è un investimento prezioso per il futuro…

 

 

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