E’ una storia dolorosa…

Peridurale, spinale, analgesia, parto indolore: sono solo alcuni dei termini con cui ormai le donne in gravidanza devono familiarizzare, volenti o nolenti. Spesso sembra che non offrire l’analgesia farmacologica a tutte le partorienti sia sinonimo di crudeltà mentale, e che quelle che decidono di non farvi ricorso abbiano una vena masochista; nella descrizione del parto si ricorre con frequenza persino ad elementi che nell’immaginario collettivo evocano qualcosa di simile alla tortura pur di sostenere che tutte le donne vorrebbero (e dovrebbero!) farvi ricorso. Ma le donne non sono tutte uguali, pertanto ciascuna di esse dovrebbe ricevere informazioni complete e corrette sull’analgesia farmacologica (non priva di potenziali effetti negativi), per poter decidere con consapevolezza se farvi ricorso o no, fermo restando che il buon senso suggerisce senz’altro un suo utilizzo mirato in situazioni selezionate. La voce delle donne conta qualcosa? Inoltre, ha un qualche valore il fatto che numerosi studi scientifici abbiano sondato differenti aspetti della questione? Forse vale la pena di analizzarne le conclusioni: dovrebbe essere normale routine impostare l’assistenza in maniera da garantire alle partorienti innanzi tutto un supporto emotivo continuo, preferibilmente da parte di una persona di loro scelta, in un ambiente confortevole e il più possibile intimo e protetto, diverso da quello ospedaliero (casa, casa di maternità) o più simile a quello domestico quando il parto avviene in ospedale. In secondo luogo, adottare metodi alternativi, semplici e facilmente praticabili di controllo del dolore, che hanno dimostrato efficacia certa: sul sito SaPeRiDoc (Centro di Documentazione sulla Salute Perinatale e Riproduttiva) si possono reperire valide informazioni in merito. Libertà di movimento e postura della madre in travaglio, soprattutto quella eretta, differenti modalità di rilassamento e respirazione, massaggio e contatto fisico, travaglio in acqua, utilizzo di musica scelta dalla donna e altre tecniche non farmacologiche possono portare notevole beneficio nel contenimento del dolore da parto, che innegabilmente esiste! Tutti questi elementi hanno inoltre dimostrato un impatto evidente in termini di:

  • ridotto uso dell’epidurale
  • ridotto ricorso a qualunque tipo di analgesia intraparto
  • ridotta frequenza di parti vaginali operativi (ventose, forcipi)
  • ridotta frequenza dei tagli cesarei
  • ridotta incidenza di donne non soddisfatte con le cure ricevute

Viene anche riportato un breve ma significativo riferimento al pensiero espresso dalle dirette interessate riguardo al sostegno emotivo ricevuto in travaglio, ricavato dall’analisi di una serie di studi condotti  con rigore e valutandone gli effetti sul parto:

  • il livello di soddisfazione globale
  • il livello di autocontrollo personale durante il parto
  • la capacità a reagire in modo adeguato durante il travaglio
  • il giudicare il travaglio peggiore di quanto immaginato

che dimostra come le donne che hanno ricevuto questo tipo di assistenza danno, della loro esperienza di parto, una valutazione più frequentemente positiva rispetto alle donne che hanno ricevuto un’assistenza priva di questi elementi.

La gestione equilibrata dell’informazione e la personalizzazione delle cure assicurano un’esperienza partecipe, ricca e coinvolgente di parto alla donna e i migliori esiti per lei e per il neonato, con soddisfazione di tutti.

Non è così difficile…

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